A Hong Kong un’app rilasciata da Apple è diventato un caso. Che sappiamo


Alla fine Apple ha deciso di rimuovere dagli App Store HKmaps, la app usata dai manifestanti pro-democrazia di Hong Kong per tracciare i movimenti della polizia: la decisione è arrivata dopo le critiche dei media statali cinesi, citando a motivazione della scelta la messa a repentaglio delle operazioni delle forze dell’ordine.

Indagine dopo i reclami. Cupertino ha dichiarato di avere effettuato un’indagine dopo i reclami di diversi utenti di Hong Kong, giungendo alla conclusione che la app è stata usata “in modi che hanno messo a repentaglio le operazioni di polizia e i residenti di Hong Kong”.  In particolare, prosegue Apple, citando una verifica compiuta assieme alle autorità di Cybersicurezza e di contrasto alla criminalità digitale, si è scoperto che “la app è stata usata per prendere di mira e tendere imboscate alla polizia, minacciare la pubblica sicurezza, e criminali la hanno usata per tormentare i residenti in aree dove sapevano che non c’era presenza della polizia”.

Il caso

HKmaps, è un’app che Apple aveva reso disponibile dalla scorsa settimana sull’App Store (dopo un’iniziale rifiuto). Ma non è come le altre 2 milioni e rotte dello store di Cupertino.

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Crowdsourcing

HKmap.live si avvale della raccolta di informazioni di crowdsourcing per individuare la presenza delle forze dell’ordine e inviare alert ai manifestanti delle presenza degli agenti o di veicoli della polizia e di eventuali incidenti, e fornisce una grafica della Regione Amministrativa Speciale continuamente aggiornata. Portate queste info a Hong Kong, teatro dalla scorsa primavera di manifestazioni di opposizione all’ingerenza sempre più accentuata di Pechino nell’autonomia della ex colonia britannica. Ebbene, portate queste info in questo contesto e si capisce perché l’azienda di Cupertino era finita nel mirino della stampa cinese.

Anche il basket Usa e Tiffany

C’è il basket Usa sotto accusa per un tweet pro-proteste del general manager degli Houston Rockets, Daryl Morey. Nel mirino anche Tiffany, nel polemiche per una campagna pubblicitaria giudicata offensiva dai consumatori cinesi per un presunto implicito sostegno alle proteste anti-governative.

Apple incosciente

Apple è finita nel mirino del Quotidiano del Popolo, il più importante giornale cinese, che ha accusato il gruppo di essere “incosciente” per favorire le attività illegali dei manifestanti anti-governativi. “Permettendo alla sua piattaforma di dare il via libera a un’app che incita il comportamento illegale, non si preoccupa di danneggiare la propria reputazione e urtare i sentimenti dei consumatori?” ha scritto il giornale, organo del Partito Comunista Cinese.

La firma. L’articolo è firmato con la sigla Bo Lanping, traducibile come “calmare le acque”, uno pseudonimo comparso solo di recente e con il quale sono stati firmati articoli relativi alla questione di Hong Kong. Nell’articolo non si fa, però, menzione del fatto che la stessa app è disponibile anche a chi utilizza il sistema Android, tramite Google Play Store. Si cita anche Apple a proposito, sostenendo che Cupertino ha ripristinato una canzone che sostiene l’indipendenza di Hong Kong, che era stata precedentemente rimossa dal suo music store.

Decisione imprudente e avventata. Apple “si fa complice dei rivoltosi?”, scrive il Quotidiano del Popolo. “Nessuno vuole trascinare la Apple nelle persistenti agitazioni di Hong Kong”, prosegue il giornale, “ma le persone hanno il diritto di assumere che la Apple mischi affari e politica e persino azioni illegali”, e l’azienda di Cupertino, si tirano le somme, “deve pensare alle conseguenze della sua decisione imprudente e avventata”.

Solo informazioni

Lo società che ha sviluppato l’app ha negato che la mappa del servizio abiliti attività illegali, dicendo che la sua funzione è solo “a scopo informativo” per consentire, cioè ai residenti di muoversi liberamente per la città, evitando i punti di protesta. 





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