anche in Italia il fenomeno Podcast è in crescita


«È un formato che si adatta alla tua vita, ai tuoi tempi e ai tuoi spazi, è una cosa che puoi fare anche nei momenti in cui ti occupi di altro. In Italia siamo ancora in una fase pionieristica, ma i numeri negli Stati Uniti e in generale all’estero sono fortissimi, quindi tutti stimano una crescita gigantesca nei prossimi uno o due anni». Con questa constatazione Paolo Cellammare (38 anni e responsabile podcast) e Teo Youssoufian (41 anni e direttore editoriale) di #Cinefacts ci introducono a quello che attualmente è un vero e proprio fenomeno, se guardiamo ai numeri.

Per indagare meglio questa crescita esponenziale, di cui anche Ninja fa oggi un cavallo di battaglia con il suo podcast Ninja News e con altre novità in arrivo, abbiamo preferito stavolta un approccio da dietro le quinte, rispetto alle statistiche.

Così abbiamo intervistato i due ideatori del podcast di uno dei siti di recensioni di film e serie TV più seguito dai millennial. A testimonianza di come nel nostro paese ci sia sempre più fame di contenuti audio scaricabili, da ascoltare dove e quando vuoi.

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Come avete iniziato?

«Da quattro anni Teo ha lanciato #Cinefacts che poi nell’ultimo anno è diventato un sito. Il progetto podcast era una cosa che a me interessava molto approfondire, visti anche i riscontri che sta avendo all’estero, quindi abbiamo approfittato di questa piattaforma lanciata di recente per farla diventare anche un podcast», ci confida Paolo. «Essendo in Italia una piattaforma emergente c’è una comunità ancora molto piccola di creativi che cerca di aiutarsi a vicenda, non c’è concorrenza. Funziona un po’ come per YouTube, ci si aiuta nell’aumentare il pubblico, nel cercare di migliorare il prodotto».

Ci svela che presto faranno una collaborazione con Rick Dufer (Daily Cogito), youtuber e podcaster tra i più seguiti in Italia.

Teo aggiunge: «Devo ringraziare Paolo perché ammetto che non mi convinceva tanto questo formato, non lo conoscevo. In realtà trovo molto divertente registrare le puntate, trovarci a chiacchierare sulle nostre passioni una volta a settimana e soprattutto vedo che piace molto agli utenti, i quali richiedono sempre più contenuti. Chi era vergine di podcast ora mi dice che non può farne a meno, ne vorrebbero di più, ci chiedono altri formati, altri special».

Anche Nielsen conferma che gli utenti che non ascoltano i prodotti audio in realtà sono coloro che non conoscono il servizio. Un evidente segnale che il nostro paese è ancora in una fase embrionale e che non ne conosce le potenzialità pubblicitarie.

Come può crescere il format in Italia?

«Chiaramente è una cosa importante per noi essere già qui per cavalcare una piattaforma nuova che ha un potenziale notevole, però bisogna stare attenti a non snaturare il prodotto. Ci sono molti creator che pubblicano video su YouTube e dopo caricano l’audio del video sul podcast, come una sorta di ibrido», continua Paolo. «Dovrebbe essere un contenuto pensato per quel format e non solo riadattato.»

Teo, invece, ci svela che inizialmente vedeva una ritrosia da parte degli utenti, perché magari vedevano la durata di un’ora o un’ora e mezza e pensavano di dover ascoltare l’audio tutto in un colpo solo. Dopo poche puntate avevano capito di poter ascoltare anche pochi minuti alla volta, a seconda delle loro esigenze. Da qui sono iniziate le richieste per nuovi contenuti e special, «Vedo che c’è voglia, fame di podcast».

Paolo continua spiegando che i temi che possono favorirne la crescita sono molteplici, dallo sport più in voga all’estero, alle news, alla politica, all’arte, approfondimenti scientifici, qualunque tema possa piacere alle persone, «Rick Dufer parla di filosofia».

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Consigliate ai brand il podcast come mezzo di sponsorizzazione?

«Un messaggio promozionale di un prodotto o di un brand trasmesso dalla voce del podcaster che tu ascolti tutte le settimane e a cui sei affezionato è sicuramente impattante. Stiamo iniziando a fare le prime sponsorizzazioni, spesso sono distributori cinematografici che vogliono lanciare un nuovo film, abbiamo la possibilità di inserire l’audio trailer (quello che viene mandato anche in radio). Però siamo aperti a qualsiasi tipo di collaborazione.»

Lo stratagemma sta nel trasformare il messaggio del cliente attraverso il loro modo di comunicare con il pubblico. Entrambi concordano che il motivo non sia puramente commerciale, anche se indispensabile per sostenere il progetto, ma risieda nel «far trovare a quel film il suo pubblico». In questo modo potranno aiutare anche i loro fan a scegliere contenuti di loro gradimento.

Ad oggi la forma più popolare di podcast ads sono gli host-read, ma questa industria è in continuo aumento (parliamo del 53% in un solo anno), si stima un fatturato di più di un miliardo di dollari entro il 2021.

Il vostro podcast preferito (a parte il vostro)?

Teo: «In questo momento Rick Dufer, mi sono ascoltato una decina dei suoi podcast che sono brevi e interessantissimi e anche se tratta un argomento che non è al centro del mio interesse è riuscito a catturare la mia attenzione».

Paolo: «Io ascolto il podcast di Joe Rogan che è tra i più famosi e seguiti in America. Ogni puntata invita star famosissime, spesso comici come lui ma anche altri personaggi. Tratta sempre argomenti interessanti in maniera divertente. Sono buoni esempi di progetti comunicativi che ti ispirano molto. Ogni creatore si contamina».

Quante domande ricevete dai vostri fan?

Il primo a rispondere è Teo, «Potremmo tranquillamente inventarci una puntata speciale nella quale rispondiamo solo alle domande che ci fanno sui social, perché creerebbe un sacco di contenuto. Gli utenti ci chiedono davvero qualunque cosa, dal film da vedere al primo appuntamento, a cosa ne pensiamo dei vari temi che abbiano a che fare con il cinema e le serie TV. Ho sempre messo al primo posto la community e il dialogo continuo tra me in veste di #Cinefacts e i follower».

Interviene Paolo: «Le domande che mi piacciono di più sono quelle che fanno immaginare le situazioni più assurde, tipo “cosa faresti se fossi in quel film”, o “come ti comporteresti”».

«Credo che il dialogo diretto e continuo sia l’arma vincente, uno degli ingredienti fondamentali. Infatti un nostro obiettivo sarebbe quello di poter arrivare a fare degli eventi in cui registriamo il podcast davanti a un pubblico live».

Entrambi, essendo esperti di video, affermano che il non dover curare la luce, l’inquadratura, ma semplicemente poter parlare in modo spontaneo li fa sentire più vicini agli ascoltatori che di conseguenza si sentono più vicini a loro. Si fidano e scrivono per condividere contenuti, aneddoti e curiosità.

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Un formato che si adatta agli utenti di oggi

La forza del podcast risiede nel trattare temi di vario genere in modo divertente, semplice e veloce. Un formato che si adatta sempre più alla nostra vita quotidiana.

In questa intervista abbiamo scoperto un prodotto con grandi potenzialità, trattando un tema caro a tutti: l’intrattenimento. Ma con i podcast possiamo anche imparare una lingua (CoffeeBreak), a suonare uno strumento (Suonare la batteria), a fare Yoga (Yoga teacher resource), discutere su argomenti filosofici (Daily Cogito), politici (Pagella Politica), storici (La voce della storia), culturali (Senza rossetto), scientifici (Scientificast), sportivi (NBA Milkshake). Tutto queste mentre pedaliamo sulla cyclette, stiriamo, in pullman o in macchina per andare a lavoro, in treno per raggiungere un amico o in ufficio in pausa pranzo se fuori piove.





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