Anche le stelle, come gli esseri umani, invecchiano in modo diverso


BOLOGNA – Anche le stelle, come gli esseri umani, invecchiano in modo diverso. Grazie al telescopio spaziale hubble un team di scienziati guidati da Francesco Ferraro, dell’università di Bologna, ha studiato le stelle presenti in cinque antichi ammassi stellari risalenti allo stesso periodo scoprendo che, così come persone della stessa età possono essere notevolmente diverse nell’aspetto e nella forma fisica, anche le stelle possono sembrare molto diverse tra loro. È la prima volta che l’effetto dell’invecchiamento viene misurato nelle masse stellari della grande nube di Magellano e questa stima ha permesso di svelare un mistero vecchio di trent’anni. Il team di ricerca guidato da Ferraro, che fa anche parte dell’osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio di Bologna (Inaf), ha usato il telescopio Hubble della Nasa ed Esa per osservare le stelle, note come ‘vagabonde blu’, situate nella grande nube di Magellano, collocata a quasi 160.000 anni luce dalla terra ed è una galassia satellite della via Lattea.

“Abbiamo dimostrato che le diverse dimensioni dei nuclei degli ammassi stellari sono dovute a diversi livelli di invecchiamento dinamico: gli ammassi con nucleo più compatto sono dinamicamente più vecchi degli altri, nonostante siano tutti nati nello stesso tempo cosmico”, spiega Ferraro. La chiave è stata affrontare lo studio da un punto di vista “completamente diverso rispetto al passato”, dice Emanuele Dalessandro, ricercatore Inaf a bologna, parte del team di ricerca.

I ricercatori parlano di ‘invecchiamento dinamico’, riferendosi alle stelle più pesanti che sprofondano verso il centro di un ammasso man mano che questo invecchia, in un processo simile alla sedimentazione, chiamata ‘segregazione centrale’. Le vagabonde blu sono brillanti, e per questo più facili da osservare e, avendo anche masse maggiori rispetto alle loro sorelle, sono interessate dalla segregazione centrale e possono essere usate per stimare l’età dinamica di un ammasso stellare.

Si innesca “una progressiva contrazione del nucleo dell’ammasso, che può avvenire in tempi diversi, e ammassi stellari con la stessa età cronologica possono quindi variare notevolmente nell’aspetto e nella forma a causa di una differente ‘eta’ dinamica”, spiegano i ricercatori. Lo studio è apparso su Nature astronomy ed è stato coordinato dal professor Francesco Rosario Ferraro del dipartimento di fisica e astronomia dell’università di Bologna, anch’esso associato Inaf.


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Carlo Verdelli
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