Arriva il decoder che trasforma i ‘pensieri’ in parole


DECODIFICARE i pensieri del cervello grazie a una ‘protesi vocale’ che permetta di tornare a parlare dopo un ictus, una malattia o un incidente che abbiano compromesso la possibilità di esprimersi attraverso il linguaggio. Questo strumento utilizza l’Intelligenza Artificiale per tradurre i segnali del cervello. Per gli stessi autori della ricerca è il primo passo verso interfacce cervello-macchina che restituiscano la capacità di parlare a persone che non possono più farlo. Descritto sulla rivista Nature, il dispositivo è stato sviluppato dal gruppo dell’università della California a San Francisco coordinato da Edward Chang.

“Questa ricerca è una dimostrazione che in futuro saremo in grado di creare strumenti che tradurranno il pensiero in ‘azioni’ come la parola” ha commentato Carlo Miniussi, direttore del Centro Mente Cervello (Cimec), dell’università di Trento a Rovereto. Il risultato, “in linea con altri simili ottenuti anche in Italia, mostra – ha aggiunto – che ci sono delle chiare prospettive per la costruzione di ‘neuro protesi’ che possano migliorare la nostra esistenza, non solo quando siamo affetti da una patologia che compromette la nostra capacità di parlare, ma anche per controllare arti robotici”.

La tecnologia riproduce virtualmente gli organi coinvolti nel linguaggio, come labbra, mandibola, lingua, e laringe e traduce in parole i segnali cerebrali correlati ai movimenti di questi tratti. Lo fa grazie a un precedente risultato dello stesso gruppo, che aveva individuato i centri nella corteccia del cervello umano che controllano questi organi.

“Abbiamo pensato che se questi centri del linguaggio nel cervello codificano i movimenti piuttosto che i suoni, avremmo dovuto provare a fare lo stesso, decodificando questi segnali” ha osservato il primo autore dello studio, Gopala Anumanchipalli.

Per mettere a punto il dispositivo ricercatori hanno registrato l’attività delle aree della corteccia del cervello di cinque volontari che parlavano ad alta voce. Subito dopo hanno analizzato i segnali cerebrali che controllano i movimenti degli organi coinvolti nel linguaggio e il sistema basato sull’intelligenza artificiale li ha convertiti in suoni e parole grazie a un sintetizzatore. Nei test il sistema è riuscito ad articolare 101 frasi e i volontari che le ascoltavano sono riusciti a identificarle e a trascriverle. Il sistema è più promettente rispetto ai sintetizzatori vocali attuali, che utilizzano i movimenti della testa o degli occhi per controllare il cursore di un computer che seleziona le lettere in modo da compilare una parola. Questi processi infatti sono molto più lenti del normale ritmo del linguaggio umano. Tuttavia per riuscire a utilizzare il decoder nel quotidiano bisogna superare ancora molto sfide. “Ci vorranno ancora molti anni per tradurre questa ricerca, per ora svolta in laboratorio, alla vita quotidiana, ma – ha concluso Miniussi – sicuramente siamo sulla buona strada, perché stiamo facendo dei progressi importanti nella ricostruzione e decodifica del parlato partendo da dati registrati dalla superficie del cervello”.


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