Chi sono i brand di moda che dicono no alla plastica e scelgono la sostenibilità


L’ambiente risente già da tempo dei danni di un’epoca troppo distante dalla sostenibilità. L’inquinamento non perdona nessuno e sempre più spesso punta il dito contro la moda. A causa dei suoi metodi di produzione non proprio green, assistiamo a un enorme spreco di materie prime, di plastiche riversate nei mari insieme a solventi e coloranti tossici. Un’anima poco ecologica che fino ad oggi ha contribuito a incrementare l’impoverimento e il decadimento del nostro ecosistema.

La notizia incoraggiante di oggi, seppur ancor minima, è la mobilitazione dei grandi brand di moda a favore della sostenibilità, a partire dalle passerelle della Fashion Week di Milano.

Già alcune aziende di altri settori, hanno abbracciato un nuovo approccio produttivo e distributivo. Sono diventate promotrici di progetti fondati sull’etica ambientale, sul riciclo e sulla salvaguardia delle specie animali e ora ci prova anche l’industria del fashion.

Blockchain, trasparenza per la sostenibilità

Chi potrebbe fornire un valido supporto alle aziende che scelgono di mostrare i propri valori green, è una tecnologia già nota in altri ambiti: la Blockchain. In generale, implementata nei processi aziendali permette la tracciabilità di tutta la filiera produttiva, raccontando la storia del prodotto, delle piccole imprese coinvolte e dell’azienda stessa.

La Blockchain si fonda sul valore della trasparenza in ogni nodo che lega i singoli processi produttivi, attraverso la garanzia di certificazioni di provenienza e di lavorazione, fino al prodotto finito. In questo caso, vengono promosse la tracciabilità dei capi, la sostenibilità ambientale e sociale, l’affidabilità a sfavore della contraffazione di un capo. Tutto è raccontato nella storia del prodotto, leggibile attraverso un microchip o un QR Code posto sull’etichetta.

Del resto, i Millennial e la Generazione Z sono sempre più attenti ai valori dei brand, ponendo il proprio interesse sulla corretta informazione, sull’etica e sulla sostenibilità, surclassando ormai lo (sterile) status symbol del marchio in sé.

Alcuni tra i più noti brand del fashion system, votati a un’etica ambientale, hanno deciso di trasformare materiali di scarto in prodotti finiti e hanno scelto di non utilizzare composti tossici nelle loro lavorazioni.

Cubitts

Il brand di occhiali da sole londinese ha raccolto la sfida di trasformare alcuni materiali di scarto per realizzare montature di occhiali. CD, patate, scatole di plastica e alluminio hanno preso forma in bellissimi oggetti fatti a mano. Accanto al progetto Redux che attinge a un’economia circolare incentrata sul riciclo, Cubitts sta indirizzando i suoi sforzi per diventare più sostenibile in ogni fase della sua attività, dal riutilizzo degli scarti di produzione alla riduzione degli imballaggi.

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Converse

Di sicuro in fatto di scarpe realizzate con la plastica riciclata dagli oceani, ricordiamo Adidas. In collaborazione con Parley for the Oceans segue un progetto fortemente ambientalista ed è riuscita fino ad oggi a vendere oltre 6 milioni di scarpe riciclate.

Ma anche Converse prende le parti dell’ambiente lanciando la sua linea di scarpe green. Converse ReNew Canvas è la collezione realizzata con solo PET riciclato, a dimostrazione di come un materiale di scarto possa trasformarsi in una risorsa, che non rinuncia oltretutto ad essere fashion.

Converse in questo progetto ha visto la collaborazione di First Mile, un’azienda di servizi per il riciclo. Migliaia di bottiglie di plastica raccolte nei Paesi in via di sviluppo sono state lavorate, macinate e filate per ricreare la tela delle sue intramontabili scarpe.

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MWoven

La designer ceca Martina Spetlova, votata al green, lavora esclusivamente con concerie europee impegnandosi sul benessere degli animali e utilizzando solo sottoprodotti di carne destinati alle discariche e coloranti non tossici.

Il rivestimento di ogni capo è realizzato in fibra Econyl, nylon riciclato ricavato dalla plastica degli oceani. Ma non solo: la stilista è a sostegno di un’etica sociale, lavorando in associazione con una ONG locale con donne siriane rifugiate. La realizzazione degli oggetti contiene una forte consapevolezza, resa dimostrabile attraverso l’implementazione della tecnologia Blockchain che certifica la sostenibilità di tutto il percorso produttivo, dalle materie prime, alla manodopera fino al prodotto finito.

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Prada

Il noto brand milanese, nell’ambito dell’impegno ambientale, non solo ha vietato l’uso della pelliccia ma ha anche lanciato una nuova linea di borse uomo-donna prodotte con nylon riciclato.

Prada, collaborando con il gruppo italiano Aquafil, produttore della fibra Econyl, per la sua collezione eco-friendly ha scelto di lavorare materiali come reti da pesca e pannelli di moquette. Completamente immerso nella sua apprezzabilissima sostenibilità, ha inoltre reinterpretato il suo storico logo triangolare, trasformandolo in una freccia ad anello, volto ad un’economia circolare e riutilizzabile e facendo intendere l’impegno ambientale a cui si dedicherà con maggiore volontà nei prossimi anni.

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Lacoste, loghi green

Impegnato nella salvaguardia della fauna in via di estinzione, il brand ha stretto una collaborazione con l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) per realizzare il progetto Save Our Species. Il coccodrillo non è stato il protagonista indiscusso della maglietta ma ha lasciato spazio qualche anno fa alle dieci specie la cui sopravvivenza è seriamente compromessa.

Limited Edition con solo 3.520 polo disponibili in totale e i profitti devoluti allo IUCN che aiuterà concretamente questi poveri animali.

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Yatay, la sostenibilità già nel nome

Il marchio italiano attento all’ambiente e all’impatto delle lavorazioni sulle foreste,  ha realizzato le sue scarpe da ginnastica green. Yatay deve il suo nome alla palma più alta della famiglia Butia Yatay originaria dell’Argentina.

Nel rispetto della natura e con uno spirito devoto al green, il brand utilizza materiali composti da fibre riciclate e resine a base biologica, poliuretano biodegradabile e cotone urbano, canapa italiana e zero solventi. Hanno inoltre un valore in più: un albero piantato ad ogni paio acquistato.

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Salvatore Ferragamo

Amico dell’ambiente anche Ferragamo, che ha reinterpretato i suoi iconici sandali arcobaleno, disegnati la prima volta nel 1938 per Judy Garland. I nuovi Rainbow Future presentano materiali naturali, come il cotone organico lavorato all’uncinetto, ottone non zincato, fili totalmente riciclati e pelle per la cui lavorazione non ci sono stati né emissioni di anidride carbonica né consumo di acqua.

Il brand ha inoltre collaborato con Treedom, la società fiorentina che finanzia direttamente i contadini e i piccoli progetti agro-forestali, al fine di sviluppare ecosistemi sostenibili sia per l’ambiente che per gli individui. Treedom, per le 100 paia di scarpe prodotte da Ferragamo, si è impegnato a piantare 100 alberi in Sicilia, vicino Catania.

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Carcel, la sostenibilità nella moda è anche sociale

Made in prison, il marchio di moda danese, che opera sia in Danimarca che in Perù, ha creato un concetto alternativo di moda. I disegni sono realizzati nelle carceri femminili e prodotti dalle detenute con materiali locali, naturali e sostenibili. Per eliminare gli sprechi, Carcel evita lo stock producendo lotti limitati per ogni stile. Ogni capo prodotto, poi, riporta il nome della donna che lo ha realizzato.

Carcel è un brand che promuove il design, difende il pianeta e gli individui. Nel suo scopo assicura quindi alle donne detenute un salario equo, pagando direttamente a loro gli stipendi e soprattutto offrendo opportunità di apprendimento di nuove competenze.

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De Beers

L’industria dei diamanti la ricordiamo per avere l’etichetta di “blood diamonds”. I diamanti insanguinati, chiamati così a causa della loro estrazione in zone di guerra, come l’Africa, sono inoltre accusati di finanziare attività illecite a scapito soprattutto della popolazione. Un bene di lusso con una pessima reputazione.

De Beers, ha così deciso di implementare nella sua filiera produttiva la Blockchain. La nuova tecnologia punta ad assicurare al pubblico la trasparenza dell’intero percorso dei diamanti. Dal luogo di estrazione a quello di taglio, fino al viaggio compiuto per arrivare al consumatore finale.

Ogni diamante porterà con sé una corredo digitale. Questo “Dna” traccerà in modo indelebile l’intera catena produttiva di cui fa parte, consentendo dunque di instaurare un alto grado di fiducia etico-sociale. Fiducia che gli è da sempre mancata, e sappiamo perché.





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