come cambia il linguaggio nell’era dei social


Media, audit, plus e summit sono soltanto alcune delle parole che riescono ancora a mettere in crisi molti parlanti italiani. La loro pronuncia genera spesso dubbi e confusione, tanto che spesso si parla di “inglesorum” riferendosi all’abitudine di pronunciare all’inglese, in modo un po’ forzato, anche le parole di evidente derivazione latina.

È capitato a tutti noi di chiederci, almeno una volta: è inglese o latino? Qual è la pronuncia corretta? La domanda è legittima, quando non conosciamo l’origine di un termine e non sappiamo se trattarlo come un “prestito” linguistico, o come un termine latino dell’uso comune. Per questo, anche in ufficio, media si trasforma in “midia”, audit diventa “odit”, plus si evolve in “plas” e junior viene traslato in “giùnior”. Inglesorum puro.

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Latinorum (e Inglesorum) secondo la Crusca

Eppure, a parte l’inglesorum più maccheronico, perfino l’Accademia della Crusca c’informa che siamo di fronte a una specie di “latino di ritorno“, che penetra nella lingua italiana assumendo un’accezione moderna e ben diversa dal significato originario.

Prendiamo digit, ad esempio: in inglese significa “cifra che si conta con le dita”, ma deriva dal latino digitus (“dito”). Assimilare il nuovo significato ha richiesto un po’ di tempo, ma oggi è fondamentale nel settore informatico, dove tutto viene espresso con le cifre binarie 0 e 1. La comprensione di questo concetto è ormai talmente diffusa, che i derivati del termine – digitale, digitalizzare, digitalizzazione – sono ovunque.

E la lingua di Cicerone, molto comune nel mondo del business, riappare sempre più spesso “travestita” da inglesorum, simile a quella d’Oltremanica. Come spiega su Avvenire Raffaella Setti, collaboratrice dell’Accademia della Crusca e docente di glottologia e linguistica all’Università di Firenze, “L’inglese è la lingua non neolatina con più latinismi» perché ha attinto molto al serbatoio del lessico antico. Attualmente, infatti, il 65% del vocabolario inglese deriva dal latino recepito attraverso il francese”.

Dall’Antica Roma a oggi

Nel corso del tempo, l’inglese ha incorporato anche molte voci latine nella loro forma originaria: basti pensare a bonus, campus (“città universitaria”), data (come in “big data”), focus stadium. Tra l’altro, altre lingue non neolatine ne fanno un largo uso: il tedesco, ad esempio, conserva intatta perfino la declinazione dei sostantivi, e ha dato voce a numerosi ed autorevoli studi sulle lingue classiche.

Dal momento che l’inglese è la lingua internazionale più utilizzata nel mondo del business e non solo, è facile capire perché possa influenzare così tanto anche le scelte linguistiche di chi la utilizza al di fuori dei paesi angolofoni, cedendo all’inglesorum.

Giovanni Adamo, responsabile dell’Osservatorio neologico della lingua italiana dell’Iliesi-Cnr, precisa: “Se è vero che l’inglese conserva nel suo patrimonio lessicale molti vocaboli di origine latina, nel prenderli in prestito talvolta abbiamo l’impressione di ritrovare qualcosa di familiare, come nei casi di media e sponsor, mentre altre volte possono sembrarci a prima vista sconosciuti, come può accadere per audit“.

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L’Inglesorum nella pronuncia

Tutor o summit, ad esempio, vengono pronunciati all’anglosassone. Se vogliamo rimarcare la distanza dalla loro origine, possiamo usarli allo stesso modo senza rischiare equivoci. Quindi, se li consideriamo parte del nostro lessico e non “prestiti” esportati, possiamo azzardare l’inglesorum che suona più familiare. Così le U diventano simili ad A, un dittongo come AU simile alla O, e così via.

Per la corretta lettura di questo inglesorum, l’Accademia della Crusca ha pubblicato una risposta dettagliata. Tuttavia, molti dizionari non sono ben allineati. Per mass media, ad esempio, le due pronunce sarebbero ugualmente accettate.

Attenzione, però, a cantare vittoria. “La minore conoscenza diffusa del latino, accanto alla sua perdita di prestigio nei confronti dell’inglese, produce anche una serie di obbrobri” chiarisce Raffaella Setti. Molti trattano le parole o locuzioni latine secondo l’inglesorum moderno: iter, junior e sine die diventano “àiter”, “giùnior”, “sain dai”.

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Latinismi moderni

Anche plus, ultra, super, iper e senior sono di origine latina. Frutto di vere e proprie migrazioni lessicali, vengono usati come prefissi o insieme ad altri termini, arricchendone il significato. È questo il caso di senior developer, dove senior significa “più anziano”.

Nel mondo dell’informatica i latinismi si sprecano. Computer viene da “computare” (contare), video da “videre” (vedere), audio da “audire” (ascoltare), client da “cliens” (il cittadino dipendente dal suo “patronus”, come il client è legato al server).

Sulla rivista “Crusca per voi”, Gian Luigi Beccaria ha definito il latino “un collante della comunicazione universale”, che agevola chi lavora in ambito specialistico. Ecco perché è la lingua ideale per identificare batteri, virus, specie animali, costellazioni, norme giuridiche.

I linguisti chiamano questi vocaboli latinismi moderni, perché sono parole riscoperte in tempi recenti, un inglesorum adattato al contemporaneo. Sono termini che, dopo aver percorso il tempo e lo spazio, influenzando popoli e culture, ci vengono restituiti dall’inglese, che avevano a sua volta contaminato. Ed è la stessa radice che continuerà a influenzare la cultura occidentale, probabilmente, ad infinitum.





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