come l’internet degli oggetti ci salverà dall’estinzione


La tecnologia contro il climate change, per salvare il pianeta da un’ipotetica III Guerra Mondiale: quella che potrebbe portare l’estinzione dell’uomo dettata dalla crescita fuori controllo del consumo di risorse e dall’alterazione degli equilibri dell’ecosistema terrestre.

No, non è l’ultimo videogame alla moda. Si chiama IoT, Internet of things: letteralmente, l’internet delle cose e cioè l’insieme dei dispositivi ed oggetti reali connessi alla rete, in grado di scambiare dati tra loro.

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Internet e il legame con il clima

Qual è il legame con l’ambiente e con il clima? Semplice.

Oggi, la maggior parte degli sviluppi in ambito IoT ha come effetto più o meno diretto quello di ottimizzare i consumi idrici, energetici e di rallentare “l’usura” del pianeta.

Un fenomeno non di secondaria importanza. Basti pensare alle ultime previsioni di una delle più grandi società di analisi, l’ IHS Markit, secondo la quale nel 2030 gli oggetti connessi arriveranno a 125 miliardi. Una vera e propria ragnatela di dispositivi che, con l’avvento del 5G, sarà in grado di trasferire dati e informazioni in maggior volume e velocità, aprendo all’Internet of things frontiere illimitate di applicazione. Un giro d’affari notevole, se si pensa che entro il 2025 il valore dell’IoT potrebbe rappresentare l’11% dell’economia mondiale.

Vediamo perché.

Come l’Internet of Things sta diventando un affare miliardario

Le città investono cifre crescenti per trasformare l’illuminazione pubblica adottando nuove tecnologie: già oggi riescono a contenere per oltre il 40% i consumi rispetto ai sistemi in uso fino ad un decennio fa.

Grazie a questa rete di oggetti connessi, la quasi totalità degli interventi riesce a produrre un interessante risparmio energetico ed una riduzione significativa delle emissioni urbane.

Spostiamoci dai centri urbani verso le campagne. L’ IoT è arrivata anche qui grazie a startup di sistemi che consentono di irrigare in maniera efficiente ed intelligente contenendo i fabbisogni idrici tra il 30% e il 50% rispetto all’attualmente irrorato. In che modo? Grazie all’aiuto di sistemi di Intelligenza Artificiale che analizzano il reale fabbisogno delle piante, determinato da parametri come la temperatura, la stagione, l’umidità del suolo e le previsioni del tempo.

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Dunque, niente sprechi. E non finisce qui perché, nel prossimo triennio, gli investimenti maggiori nel settore saranno rivolti principalmente a calibrare le quantità di pesticidi utilizzati e la precisione degli interventi su prodotti effettivamente aggrediti al fine di ridurre l’esposizione del cibo e del terreno ad agenti incompatibili con l’ecosistema alimentare, uomo compreso.

Ma non confiniamo la portata rivoluzionaria dell’IoT alla sola riduzione del danno. Pensiamo alla deforestazione, un fenomeno ormai inarrestabile che pesa sul nostro pianeta il 15% delle emissioni globali di carbonio. Bene, The Rainforest Connection, recuperando dei vecchi smart-phone disseminati nella foresta Amazzonica, ha ricavato dei sensori che consentono di rilevare il disboscamento illegale e il bracconaggio anche a grande distanza dalla loro posizione.

In Spagna, la lince iberica è stata letteralmente salvata dall’estinzione utilizzando collari per geo-mappare i luoghi e le abitudini degli animali e seguendole attraverso droni, soluzione non invasiva che ha permesso di non interferire con le abitudini dell’animale che altrimenti si sarebbe sottratto alla ricerca.

Un altro progetto ha visto i ricercatori australiani impegnati per incrementare la popolazione delle api e la produttività nelle aziende agricole.

Per raggiungere l’obiettivo, hanno applicato a migliaia di api dei microscopici sensori che hanno funzionato in radiofrequenza registrando il passaggio dell’ape da determinati checkpoint . In questo modo sono riusciti a conoscere le variabili che influenzano il comportamento delle api e utilizzarle per aiutare questi miracolosi insetti nell’impollinazione delle colture.

Sul fronte del dissesto idrogeologico, una ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Network and Computer Applications (Jnca), presenta applicazioni che riescono ed arginare le alluvioni «dotando le condotte delle reti di drenaggio di sensori e paratoie elettromeccaniche intelligenti in grado di ottimizzare la capacità della rete di drenaggio urbano, evitando il sovraccarico degli impianti di depurazione».

E ancora, una start-up italo-spagnola, la Watly, ha creato il primo computer al mondo che, funzionando a energia solare, purifica l’acqua da qualsiasi fonte di contaminazione, oltre a generare energia elettrica e permettere la connettività Internet.

Insomma, dalle città alle reti idriche, dalle api australiane fino alle foresta amazzonica, sono diverse le battaglie per evitare la “World War III”, forse la più importante guerra su scala globale che il genere umano si sia trovato ad affrontare contro se stesso per scongiurare la propria estinzione minacciata dall’innalzamento della temperatura del Pianeta.

Tra le armi più efficaci in sua dotazione, ci sono le nuove leve dell’Internet of Environment: Intelligenza Artificiale, Dati Massivi e la più efficace, l’Internet delle Cose.

È vero, la tecnologia nulla potrà se non si interviene sulla causa che genera il problema, ossia l’uomo ed i suoi modelli di sviluppo.

Ma una volta tanto, il progresso corre in soccorso delle iniziative che fioriscono in modo spontaneo per prevenire e gestire i fenomeni di deterioramento del nostro fragile eco-sistema: soluzioni e tecnologia sono una sorta di nuova forma di Resistenza che si organizza spesso spontaneamente nei Paesi più avanzati.

L’IoT potrà svolgere un ruolo determinante negli sviluppi futuri per la gestione di fenomeni catastrofici relativi al cambiamento climatico o anche per risolvere problemi di sostenibilità e sviluppo scardinando i paradigmi fondamentali sui quali si è da sempre basato il nostro progresso: consumo energetico, produzione dei rifiuti, sfruttamento delle acque e delle risorse.





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