Cosa sta facendo Facebook per contrastare il revenge porn (diventato reato anche in Italia)


Dopo diversi scontri e polemiche, il revenge porn è diventato reato con il via libera alla Camera, con un emendamento al codice rosso contro la violenza sulle donne (nuovo art. 612-ter del codice penale), con 461 voti favorevoli e nessuno contrario. Il reato sarà punito con 6 anni di reclusione e saranno condannati anche coloro che contribuiranno alla diffusione condividendo i contenuti sui loro canali social.

Finalmente un primo passo avanti verso un reato che ha già fatto troppe vittime, vittime che ancora una volta sono donne. Un giorno importante per tutto i familiari delle vittime, tra cui la madre di Tiziana Cantone, che in questi anni non ha mai smesso di chiedere giustizia per lei. Per Tiziana la “gogna mediatica” fu talmente insopportabile da portarla alla decisione di suicidarsi. Nemmeno la sua morte placò l’ondata di fango che la travolse perché addirittura dopo il suicidio ci fu un’impennata della diffusione dei video, anche in forma di parodia.

Ma Tiziana non è l’unica vittima. In questi anni il numero di persone che hanno subito violenze e danni reputazioni in rete è cresciuto vertiginosamente: tanto da far prendere misure e provvedimenti legali e di sostegno civico anche ai colossi del web.

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Revenge Porn

AI, algoritmi e un centro d’ascolto contro il revenge porn

Facebook è uno dei primi “big” del web a muoversi. Grazie a un sistema di intelligenza artificiale, il social network ha annunciato una nuova tecnologia di rilevamento che identifica  le immagini per rimuoverle. In più, Facebook mette a disposizione un centro di supporto per aiutare le persone a rispondere quando subiscono questo tipo di abusi.

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Antigone Davis, Global Head of Safety di Facebook, annuncia: “Grazie all’apprendimento automatico e all’intelligenza artificiale, ora siamo in grado di rilevare in modo proattivo immagini o video che vengono condivisi senza autorizzazione su Facebook e Instagram. Ciò significa che possiamo trovare questi contenuti prima che qualcuno li segnali”. Continua a spiegare in un post “persone appositamente formate esamineranno i contenuti individuati dalla nostra tecnologia: se un immagine o un video viola i nostri standard lo rimuoveremo, e nella maggior parte dei casi disabiliteremo gli account che condivideranno contenuti intimi senza autorizzazione”.

Con questo sistema Facebook diminuirà la diffusione di contenuti di revenge porn, e metterà in più a disposizione delle vittime un centro d’ascolto: “Stiamo lanciando ‘Non senza il mio consenso’, un centro di supporto alle vittime all’interno del nostro Safety Center che abbiamo sviluppato insieme ad esperti”, evidenzia Davis. “Qui le vittime troveranno organizzazioni e risorse che possono offrire loro sostegno, compresi gli strumenti da usare per rimuovere un contenuto dalla nostra piattaforma e impedirne l’ulteriore condivisione”.

Non si può morire più per questo reato. È arrivato il momento di fare educazione digitale nella comunità civica verso questi temi, per questo ne continueremo a parlarne anche noi.





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