Cos’è la Scala di Kardašëv e quanto è sviluppata oggi la civiltà umana


Una delle domande che l’essere umano si pone dall’alba dei tempi è “Siamo l’unica civiltà nell’universo?”.

Partiamo con il considerare un dato di partenza: quanto è grande questo universo? Difficile dare una risposta univoca a questa domanda, ma tra i dati più interessanti c’è quello che indica che il diametro della sfera dell’universo osservabile sia pari a circa 93 miliardi di anni luce.

Per rendere leggermente l’idea, un anno luce è la distanza che percorre la luce in un anno, ovvero:

299792,458 km/s x 60s x 60 min x 24h x 365,25 giorni = 9 460 730 472 580,8 km

Ora, moltiplicate quel risultato per 93 miliardi. Beh, sembra ci sia proprio tanto spazio anche per altre civiltà…

Non è questo però il momento per discutere di alieni e altri esseri viventi della galassia, ma per parlare di uno degli argomenti più controversi dell’astronomia: la Scala di Kardašëv.

La Scala di Kardašëv

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Proposta nel 1964, la Scala di Kardašëv è un sistema di classificazione ideato dall’astronomo russo Nikolaj Kardašëv.

Il principio vede alla base della classificazione, la capacità di una civiltà di utilizzare l’energia a disposizione.

La scala iniziale presentava solo tre tipologie di civiltà, in seguito, per permettere alla civiltà umana di essere presente nella scala, fu aggiunto un nuovo livello “Tipo 0”.

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I livelli di civiltà

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Partendo dal “Tipo 0” troviamo tutte le civiltà in grado di utilizzare almeno 1 mega watt di energia. Una civiltà di tipo 0 , come puoi immaginare, è quella che non è ancora stata in grado di sfruttare tutta l’energia del suo pianeta natale. È, quindi, un sub-globale che sfrutta l’energia delle materie prime. Non ha ancora la possibilità di lasciare il proprio pianeta natale ma sta facendo progressi costanti per farlo. Sì, hai proprio indovinato: stiamo parlando di noi, gli esseri umani. E, per la cronaca, pare che il nostro punteggio attuale sia di 0,7, secondo l’astronomo Carl Sagan.

Tipo 1, la civiltà dev’essere in grado di utilizzare tutta l’energia disponibile sul proprio pianeta, e il genere umano secondo alcune ipotesi, potrebbe raggiungere il Tipo 1 nel 2200.

Tipo 2, la civiltà dev’essere in grado di utilizzare tutta l’energia della stella del proprio sistema solare, nel nostro caso  del sole, livello che la civiltà umana raggiungerà attorno al 5200.

Tipo 3, la civiltà dev’essere in grado di utilizzare tutta l’energia della propria galassia, sfruttando stelle, pianeti, satelliti. La razza umana dovrebbe diventare di tipo 3 attorno al 7800.

Per farvi un esempio di civiltà di Tipo 3, basti pensare al mondo inventato da George Lucas, guerre stellari.

Ci sono civiltà di livello superiore?

Seguendo una crescita esponenziale, si è ipotizzato che questa scala possa arrivare fino a civiltà di tipo 10. Per farci un’idea, una civiltà di Tipo 7 è in grado di creare universi a proprio piacimento e utilizzarli per ricavarne energia.

Una civiltà di tipo 9 è composta da esseri estremamente superiori capaci di creare oggetti non-cosmici che utilizzano come fonte primaria di energia.

Infine, il Tipo 10 è una civiltà che ha raggiunto una capacità tecnologica tale d’aver abbandonato il mondo cosmico come lo conosciamo per continuare a vivere ed evolversi in “universi” non-cosmici creati da loro stessi.

Ipoteticamente parlando questi esseri possono essere realmente considerati degli Dei nel senso stretto della parola.

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Critiche alla scala di Kardašëv

Come avrete notato, la scala usa come parametro solo l’energia utilizzabile, questo perché ad oggi, le variazioni di energia sono gli unici dati che ci permetterebbero di capire se nel nostro universo ci siano o meno altre forme di vita.

Osservando una stella sappiamo come dovrebbe comportarsi e uno sbalzo energetico potrebbe significare che quella stella sia stata “utilizzata” da qualcuno.

Esistono altre scale che usano metriche di valutazione diverse come: portata di una civiltà, informazione di una civiltà o manipolazione delle micro-dimensionalità.

Chissà dall’altro lato dell’universo come la nostra civiltà viene vista e giudicata: saremo davvero così “antiquati”? E quello che stiamo facendo oggi alla Terra potrà essere rimediato in futuro?





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