così la tecnologia può aiutarci a salvare il pianeta


Siamo tutti abituati a pensare alla tecnologia in negativo. In fondo, basta guardarsi intorno per essere spinti a farlo. Il cambiamento climatico sempre più evidente, la plastica che sembra essere più sulle spiagge che nei cassonetti della differenziata, l’aria più irrespirabile e i media che ogni giorno ci raccontano di quanto siamo vicini al collasso. Non è un bello scenario.

Ma anche il più pessimista non potrà negare che qualcosa sta cambiando, finalmente. Poco a poco, la coscienza comune si sta svegliando. Certo, non è da tutti riuscire a fare scelte drastiche come diventare vegetariani per combattere i danni ambientali degli allevamenti intensivi del mondo, o boicottare l’abbordabile ma terribilmente dannoso fast-fashion in favore dei ben più costosi marchi davvero bio. Ma è innegabile che tutti, sempre di più, ci stiamo svegliando. Sfido chiunque con un po’ di cultura, nel 2019, a buttare una bottiglia di plastica fuori dal finestrino a cuor leggero.

La strada è lunghissima, certo, e il rischio è quello di non avere abbastanza tempo. Ma quando la coscienza collettiva inizia a svegliarsi, il cambiamento è dietro l’angolo. Perché succede che una spinta dal basso, come ci insegna la piccola ma gigantesca Greta Thunberg, può scuotere anche le poltrone più alte.

Succede che, grazie alle tecnologie dell’informazione, i social network e tutte le possibilità di conoscenza che abbiamo oggi, le aziende che non rispettano l’ambiente vengono messe alla gogna.

Succede che la sostenibilità diventa una leva per gli azionisti, e le imprese sono tenute a rispondere. Che la Corporate Social Responsibility smette di essere un documento dimenticato da qualche parte nel sito aziendale e inizia ad essere un driver di valore in borsa. E quando ci sono di mezzo i soldi, sappiamo tutti che le cose cominciano a muoversi.

E succede anche che le menti più brillanti del nostro tempo si mettono all’opera. Quelle magari di giovani geni sconosciuti, che dalla penombra della propria stanzetta smanettano al computer alla ricerca di soluzioni innovative ai problemi del nostro tempo. O di piccoli imprenditori che hanno voglia di provare a cambiare il mondo.

Perché se abbiamo creato noi tutti questi danni, molti a causa della nostra arroganza nella corsa tecnologica, allora è ora che siamo proprio noi, con l’aiuto della tecnologia, a iniziare a porvi rimedio.

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soluzioni sostenibili energia

L’innovazione tecnologica che sta già salvando il mondo, a suo modo

Ma prima di venire al punto di questo articolo, ovvero a un rincuorante elenco di aziende, startup e visionari che stanno inventando (o reinventando) nuovi modi per fare vecchi business che non erano sostenibili, spezziamo una lancia a favore della tecnologia di oggi. Perché non sempre bisogna guardare ad un futuro fantascientifico per ben sperare.

La tecnologia come la conosciamo oggi sta già aiutando l’ambiente, abilitando un cambiamento culturale che ci sta lentamente rendendo più sostenibili, quasi senza che ce ne accorgiamo.

Basta pensare alla dematerializzazione dei documenti e degli oggetti in genere. Grazie alla tecnologia Cloud, milioni di lettere sono diventate email, sempre più le aziende stanno spostando i propri archivi nella nuvola, fatture e altri documenti si dematerializzano anche per la pubblica amministrazione, e in generale si sta creando un’attenzione all’utilizzo di carta che fino a pochi anni fa era impensabile.

Ma c’è di più: pensa alla crescente tendenza al riuso in ogni ambito della nostra vita. Quanti oggetti che una volta sarebbero finiti in discarica o a intasare una soffitta oggi possono trovare nuova vita grazie alle reti che si sono formate online? Dalla vendita al baratto, c’è una piattaforma per qualsiasi cosa.

È un cambiamento di stili di vita, abilitato dalla tecnologia. Una tendenza che trascende il riciclo e arriva a impattare sul concetto stesso di “possesso”. Quella che è stata chiamata Sharing Economy non è altro che questo, e come abbiamo già raccontato, si può condividere praticamente qualsiasi cosa, invece di acquistarla.

È una chiamata per tutti, nessuno escluso. Non possiamo continuare a vivere come se lo sforzo della sostenibilità appartenesse a qualcun altro e non a noi, e la tecnologia ci sta rendendo più facile sia conoscere come farlo, che metterlo in pratica. Non ci sono scuse.

Ma fuori dal nostro piccolo? Siamo tutti consapevoli che possiamo evitare di utilizzare cannucce di plastica e che condividere l’auto è cosa buona e giusta, ma è anche chiaro che i maggiori danni vengono dalle industrie.

Fashion, food, automotive sono alcuni dei settori meno sostenibili che ci siano.

Come fare? Be’, è proprio qui che la tecnologia può davvero venirci in soccorso.

Anzi di più: che può salvare il mondo.

La sostenibilità nella moda si ottiene con batteri e alghe

Non c’è niente da dire: il settore fashion è decisamente uno di quelli a maggior impatto ambientale, e nonostante questo, uno di quelli su cui sembra ci sia ancora meno attenzione collettiva.

Secondo il rapporto del 2018 pubblicato dalla Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite, l’industria della moda produce il 20% dei rifiuti idrici globali e il 10% delle emissioni di carbonio, e l’85% dei tessuti – 21 miliardi di tonnellate – vengono inviati in discarica ogni anno.

Siamo ancora lontani dal risolvere il problema, ma per fortuna ci sono tante interessantissime iniziative per ridurlo, o per trovare una soluzione alternativa. Tutto rigorosamente tech-based.

pelle sostenibile Modern Meadows

Pelle sostenibile Modern Meadows

Da un lato cominciano a sorgere le prime idee di moda in chiave di Sharing Economy, come l’italianissima DressYouCan che permette di noleggiare vestiti, scarpe, accessori, persino abiti da sposa, provando a mettere un freno a tutti quegli acquisti di moda “importanti” che poi finiscono ad ammuffire in un armadio.

Ma più di tutto, sono le piccole e grandi aziende tech in giro per il mondo, che cercano di trasformare i processi a più alto impatto ambientale in chiave sostenibile, la speranza di questa industria. O meglio, bio-tech.

È il caso di Gingko Bioworks, che tra i tanti utilizzi della biotecnologia sta cercando di fare in modo che alcuni tipi di batteri facciano il “lavoro sporco” della colorazione dei capi (uno dei processi più impattanti, specie sul consumo e inquinamento delle acque).

O di Modern Meadow, che riproduce in laboratorio grazie alla bio-fabbricazione una serie di materiali altrimenti insostenibili, come la pelle.

O ancora di Algiknit, che invece pensa di usare certi tipi di alghe per creare le fibre dei tessuti, ovvero uno degli organismi che cresce più velocemente al mondo, molto più del bambù o di qualsiasi altra fibra vegetale.

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Il futuro del cibo passa per la carne, ma non quella che pensi tu

Alzi la mano chi è consapevole del tremendo impatto che gli allevamenti intensivi hanno? E poi alzi la mano chi, nonostante questo, proprio non riesce a rinunciare all’idea della carne?

È una situazione nota. Tra l’utilizzo smodato di risorse in termini di terra e acqua, gli effetti negativi sulla salute a causa di antibiotici e OGM con cui vengono cibati gli animali e il rilascio di gas nell’atmosfera, è davvero un’industria insostenibile.

Ma se potessimo smettere di mangiare carne, pur continuando a mangiare carne? È quello che si stanno chiedendo sempre più aziende. E alcune stanno rispondendo con prodotti molto innovativi.

Negli Stati Uniti e in alcuni luoghi dell’Asia, ad esempio, è possibile provare un hamburger, polpette etc. che sembrano esattamente di manzo, odorano come il manzo, hanno la consistenza del manzo, ma sono vegetali. Impossible? Sì, esatto! È proprio questo il nome che l’azienda ha scelto per questo prodotto.

Ma per gli amanti delle belle bistecche alla griglia? Non c’è proprio possibilità? Al contrario dei prodotti di carne macinata, questo tipo di texture è molto difficile da replicare. Giuseppe Scionti, un bioingegnere, ha inventato una bio-stampante 3D che è in grado di replicare perfettamente la consistenza fibrosa della carne usando ingredienti di origine vegetale.

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Automotive: oltre le auto elettriche

Per quanto ancora stentino a prendere piede anche a causa dei costi elevati, le auto elettriche e le diverse varianti di veicoli green sono ormai il presente.

Il problema è che, prima ancora che i trasporti privati, sono quelli corporate ad avere un forte impatto sull’ambiente. Pensa solo a tutti i camion che ingombrano le autostrade a qualsiasi ora del giorno e della notte!

Volocopter elettrico

Volocopter elettrico

Per fortuna passi avanti si stanno facendo anche lì, e una delle aziende che se ne sta occupando è un volto noto del settore. Tesla, dopo le auto elettriche, si è lanciata anche nella progettazione di camion per il trasporto merci totalmente green, e non vediamo l’ora di trovare Semi sulle strade accanto a noi.

E se si potesse fare di più che dei veicoli elettrici? Pensare più in grande o più in alto? Lo ha fatto Volocopter, che ha pensato bene di applicare la stessa teoria a un velivolo. Tecnologia di controllo Intel, già sperimentata con successo sui droni, unita a potenti motori totalmente elettrici e il futuro della mobilità cittadina è servito.

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Insomma, basta guardare sotto la superficie per vedere che qualcosa si muove. Spesso è ancora embrionale, giusto un’idea o un guizzo di coraggio, ma è così che nascono i più grandi cambiamenti.

Il resto sta a noi. Perché se è appannaggio di pochi visionari inventare un mondo più sostenibile, siamo però noi tutti a dover spingere in quella direzione.

Quanto più sarà forte la richiesta dal basso, come ci ha mostrato Greta tra polemiche e successi, tanto più le aziende e i governi non potranno tirarsi indietro davanti ai loro obblighi nei confronti del pianeta. E allora sì, speriamo, che queste tecnologie potranno salvare il pianeta dai danni che abbiamo fatto.





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