così Tooteko mostra l’arte ai non vedenti


È uno spin-off dell’università Iuav di Venezia, è una delle espressioni migliori del trasferimento di conoscenza e competenze sul territorio da parte dell’Ateneo perché connette servizi e nuove tecnologie per la realizzazione di prodotti o servizi in ambiti improntati alla trasversalità. Al Campus Party Italia 2019 protagonista anche Serena Ruffato, che ha portato alla manifestazione di Milano Tooteko, società che è impegnata a favorire una maggiore accessibilità dei disabili visivi a risorse normalmente inaccessibili quali arte e architettura tramite l’impiego di dispositivi digitali. 

Al Campus Party Italia 2019 protagonista anche Serena Ruffato con Tooteko

Tooteko, il dispositivo

Tooteko è un anello speciale che permette alle mani di vedere, grazie a sensori NFC all’interno di opere tattili, una tecnologia che consente ai visitatori affetti da cecità o ipovedenti di accedere al patrimonio di un museo attraverso una speciale esplorazione plurisensoriale e ad informazioni audio descrittive via smartphone. 

…e la società

Tooteko è anche il nome della startup basata in Veneto, che ha sviluppato il progetto. Nata come idea all’Università di Venezia, fondata nel 2014, nel 2016 è stata selezionata per un percorso di accelerazione a TIM Working Capital (a Bologna), ottenendo anche un Seal of Excellence, il riconoscimento conferito dall’Unione Europea ai progetti che partecipano al bando per progetti innovativi Horizon 2020.

Nel 2018 all’Ara Pacis di Roma

Presentato nella primavera del 2017 ad Art For the Blind, progetto sperimentale pensato per il Museo dell’Ara Pacis per i non vedenti, l’anello di Tooteko ha fatto il suo ingresso il 27 luglio dello scorso anno al Museo Nazionale di Archeologia del Mare di Caorle (Venezia), in una mostra dedicata alla storia del brick Mercurio, imbarcazione da guerra a due alberi. Ma fra Roma e Caorle, Tooteko ha collaborato anche con altri musei: il Museo Archeologico di Massa Marittima, il sito Archeologico di Lu Brandali in Gallura, oltre ad aver partecipato a VIBE-Voyage Inside a Blind Experience, progetto europeo itinerante, tra Siena, Cork e Zagabria.

Parola di Serena Ruffato (CEO)

«Tutto è cominciato nel corso di un master in Architettura Digitale cui mi iscrissi nel lontano 2011 – ha raccontato Serena Ruffato, 33 anni ad agosto, CEO di Tooteko – avevo ideato un sistema che coniugava stampa 3D e un sistema di sensoristica e volevo creare un dispositivo che cambiasse veramente la vita delle persone, il mio relatore di tesi Fabio D’Agnano ha fiutato le potenzialità del progetto e mi ha subito chiesto di avviare una società per svilupparlo insieme”. Per Serena la vera forza di Tooteko è nella “sua capacità di rispondere ad un’esigenza attualmente non coperta: ovvero rendere accessibile le opere d’arte ai non vedenti”. Al punto che, dalla sua costituzione, anche l’offerta della società è cambiata. “Ora siamo una agenzia e offriamo prodotti e servizi a 360 gradi per il mercato museale con un occhio sul design for all”. 

Serena, è sempre utile ricordarlo, di che si occupa Tooteko?

«Ci occupiamo di tecnologie per accessibilità ai non vedenti per i beni culturali. In particolare abbiamo inventato una tecnologia che consente al non vedente di percepire in maniera tattile le opere d’arte o le repliche di opere d’arte, comprenderne il significato attraverso informazioni audio, non generiche come un’audio guida, ma applicate all’opera stessa».

Più in particolare?

«Raccontiamo la storia dell’opera d’arte per punti e per hot spot. Un racconto che guida il non vedente a farsi un’idea generale dell’opera».

Qual è la tecnologia che sostiene Tooteko?

«Sono 2 i componenti: da un lato l’NFC, dall’altro la compente bluetooth. Il nostro anello riconosce i sensori NFC e trasmette al nostro smartphone delle informazioni via audio relative a quel preciso punto».

A che punto siete con lo sviluppo del progetto?

«Dopo l’Ara Pacis l’anno scorso a Roma, abbiamo collaboratore con il progetto europeo Vibe (che sta per  Voyage Inside a Blind Experience), che predeva un percorso multisensoriale (anche per normodotati) disegnato sui quadri di Josef e Anni (sua moglie) Albers: l’idea era portare il vedente a leggere le cose come il non vedente».

Il vostro progetto in qualche modo vuole essere un progetto per tutti?

«Sì, vogliamo creare esperienze per tutti. La nostra tecnologia si adatta molto bene ad esempio ai bambini».

Siete anche cresciuti sotto il profilo strettamente imprenditoriale.

«Sì, siamo diventati spin-off dell’università Iuav di Venezia, che ci ha certificato come idea imprenditoriale».

Parliamo del Campus Party 2019. Che ne pensi?

«Quello che mi piace di più è la capacità di riunire in un ambiente unico migliaia di persone interessati a temi trasversali ma che possono contaminarsi. Eccezionale, come anche la possibilità di campeggiare».

Il prossimo museo in cui vedremo Tooteko?

«Abbiamo vinto un bando europeo, che si chiama Unesco for all, e stiamo “disseminando” la nostra tecnologia un po’ in tutta Europa».





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