Dal Bronx al Congresso, ecco come Alexandria Ocasio-Cortez è diventata deputato (anche grazie ai social)


Alexandria Ocasio-Cortez ha 29 anni ed è la più giovane parlamentare eletta al Congresso americano, in una tornata che ha visto neoeletta tra le file dei progressisti anche Rashida Tlaib, prima donna di religione islamica a entrare al Congresso.

Alexandria appoggia le idee progressiste di Bernie Sanders, l’avversario di Hillary Clinton alle scorse primarie: è a favore di un sanità pubblica aperta a tutti, dell’universita pubblica gratis, dell’aumento del salario minimo, dell’eliminazione delle prigioni a gestione privata e della regolamentazione della detenzione di armi da fuoco.

Il nuovo simbolo della sinistra mondiale è una ragazza americana di origini portoricane.

Chi è Alexandria Ocasio-Cortez

Impegnata nella lotta all’inquinamento, insieme al senatore Ed Markey ha presentato un risoluzione sul cosiddetto “Green New Deal“, per incentivare lo sviluppo delle industrie green e la creazione di nuovi posti di lavoro legati alle riconversioni delle strutture non ecosostenibili.

Ha anche proposto delle misure economiche per tassare pesantemente le fasce più abbienti: ben il 70% da applicare ai redditi annui superiori ai dieci milioni di dollari, simile a quella imposta negli anni ’50 con il Presidente Eisenhower.

Giorgio Burlini, Educational Adviser presso Marketing Strategy e nuovo autore di Ninja, ha tracciato un breve profilo degli scenari che hanno favorito l’ascesa della candidata democratica: «Secondo le statistiche demografiche USA, il 51% dei giovani (18-29 anni) è di tendenze favorevoli ad una visione socialista. Alle scorse elezioni presidenziali sono il gruppo che più ha votato per Sanders rispetto a Trump e Clinton. Per la prima volta questo gruppo di votanti è il più grande rispetto a quello delle altre generazioni».

«La giovane AOC e la sua ascesa al congresso la vede come l’esponente più preminente di questa tendenza politica – si definisce infatti una Social Democratica. Come mai il socialismo, che si credeva scomparso dalla scena politica USA e internazionale sta vivendo una stagione di rinascita così prorompente?

Ne danno alcune spiegazioni simili sia uno speciale dell’Economist che un paio di articoli di opinione del Financial Times. In pratica sarebbe una risposta naturale alle distorsioni che si sono create negli ultimi decenni nei paesi di matrice capitalista. I nuovi socialisti attaccano le élite al potere, la crescente diseguaglianza nei redditi, hanno una forte agenda ambientalista e ritengono di dover trovare dei sistemi per coinvolgere i cittadini nelle decisioni. Vedono inoltre nell’immigrazione una opportunità invece di un pericolo.

Una lettura più sofisticata vede nell’azione massiccia della FED – seguita poi da altre banche centrali – per scongiurare il collasso finanziario del 2008 il germe che ha fatto crescere il nuovo socialismo USA. Infatti, l’acquisto massiccio dei titoli di Stato e il supporto quasi illimitato alle istituzioni finanziarie in crisi ha portato ad una crescita degli asset immobiliari e finanziari, che per definizione sono in possesso delle generazioni più anziane. Di fatto quindi il l’economia sarebbe stata salvata ma alle spese delle nuove generazioni.

Il termine populismo – applicabile sia a destra che a sinistra – per un fenomeno come AOC o Trump è però molto riduttivo. Infatti, secondo gli studi più recenti riguardanti la politica dagli anni ’80 in poi, tutti i più famosi esponenti, dalla Thatcher a Clinton hanno intrapreso una strada che viene definita di marketing politico, cioè l’uso di tecniche appartenenti all’area tipica della comunicazione commerciale in ambito politico. Il linguaggio quindi diventa via via più semplificato, con il ricorso alla spettacolarizzazione e alla logica mediatica».

Giovane e popolare: tutti la amano

I video della giovane candidata del Partito Democratico fanno il giro del mondo, senza bisogno di ulteriori boost. Quando la sua immagine si accompagna a un altro dei fenomeni più cliccati in rete, il cucciolo, il risultato è favolosamente virale.

Alexandria è amata davvero da tutti (cagnologni compresi) e il video fa il giro delle testate online (anche italiane).

Isabella Borrelli, Digital Consultant di Comin & Partners ed editor della sezione LIFE di Ninja, vede in lei il meme del supereroe: «La campagna di Ocasio-Cortez ha potuto contare su somme molto diverse dai suoi avversari, perché ha deciso di non accettare grandi contributi dai lobbisti, ma solo piccole somme individuali dai suoi sostenitori.

La sua campagna di comunicazione non è stata però molto accattivante, anche per il grande impatto visivo del suo personale branded design.
Si tratta di scelte molto fresche e legate al mondo estetico di riferimento dei poster vintage ulteriormente semplificato, senza gradienti, sfumature. Caratteri bold e diversificati, come diverse sono le sue idee.

Ne emerge un forte studio anche della dinamica del post super-eroistico dei fumetti, un ingrediente che torna nella sua strategia di comunicazione. Elemento che ulteriormente colpisce e ne caratterizza il linguaggio è l’utilizzo della punteggiatura ispanica, ovviamente non casuale.

Un candidato non tradizionale, con una campagna di comunicazione non convenzionale e un branding non convenzionale che sfugge a tutti i consigli “sensati” della comunicazione politica che spesso richiede ai candidati di assolvere alla funzione primaria di rassicurare l’elettore».

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Viene davvero difficile immaginare che un contenuto del genere possa essere studiato e preparato per ottenere l’effetto voluto: il segreto di Alexandria è la spontaneità, il successo della sua comunicazione è proprio quello di apparire lontana anni luce dall’establishment che la famiglia Clinton aveva rappresentato con un certo ingombro all’interno del Partito Democratico. Ma il dubbio è sempre una buona leva di riflessione.

Niente a che vedere, per confermare la nostra ipotesi, con la goffa reazione del Presidente Trump con l’aquila, simbolo dell’ideologia americana.

Il messaggio velato è che gli animali sanno riconoscere al volo “i buoni dai cattivi” grazie al loro istinto, un po’ come farebbero i bambini.

«È molto interessante occuparsi  della strategia di comunicazione digitale portata avanti da Ocasio-Cortez» continua Isabella, «la prima vera e propria campagna politica di un nativo digitale – che appare molto fresca e diretta. Ovviamente il suo calendario editoriale è tutt’altro che improvvisato e si lega perfettamente con una più ampia strategia di grassroots advocacy che punta sul coinvolgimento dal basso delle persone.

Si tratta di una strategia crossmediale che utilizza tutti i canali social in maniera differenziata in base ai contenuti, al target e alla tipologia di attività portata avanti da AOC. In altre parole, siamo davanti a una campagna di comunicazione fortemente integrata con il mezzo digitale che è lo strumento principale per il posizionamento del politico e per il coinvolgimento della fanbase.

Non si tratta, dunque, di postare i contenuti creati dalla campagna, ma di creare contenuti organici appositamente per il canale di riferimento con un tone of voice informale e diretto, che consenta una completa identificazione dell’utente con la candidata. La volontà di coinvolgere dal basso appare evidente nell’app dedicata ai suoi volontari a lavorare, condividere il proprio lavoro, donare soldi e mobilitare per gli eventi».

La giovane parlamentare ha incassato anche l’endorsement di una delle icone della sinistra americana: il famoso regista e documentarista Michael Moore, che l’ha indicata come un naturale leader della sinistra americana, dopo averla inserita in un documentario che l’ha resa molto conosciuta innescando una crescita esponenziale di popolarità per la giovane candidata al Congresso.

Abbiamo chiesto anche a Dino Amenduni, socio di Proforma ed esperto di comunicazione politica, se questa ragazza venuta dal nulla sia una moderna cenerentola o una candidata “fatta in casa” dal partito democratico e modellata su un’attenta strategia. Secondo lui, costruire da zero un personaggio del genere è impossibile: serve una base solida su cui costruire una narrazione coerente. Ecco cosa ci ha detto.

«L’intera considerazione andrebbe divisa in due segmenti temporali: prima e dopo le primarie. Tutto ciò che è accaduto fino alla vittoria delle primarie del Partito Democratico fa storia a sé. Alexandria ha infatti sconfitto Joseph Crowley, numero 4 del partito e considerato tanto imbattibile da non confrontarsi in elezioni primarie da molti anni. In quel momento, a mio avviso: è accaduto qualcosa di veramente genuino: una candidata giovane ha sfidato il sistema, creando uno storytelling alla Davide contro Golia.

Alexandria non era un’improvvisata: prima delle primarie aveva accumulato esperienza tecnica nello staff di Bernie Sanders, costruendo reti strutturate di contatti e competenze di base che si sono dimostrate sufficienti ad attivare un meccanismo di mobilitazione, in cui la viralità del messaggio ha oltrepassato le barriere degli schermi diventando fisica».

«La sua storia personale è fresca e genuina e la sua verginità politica è un indiscusso vantaggio: aveva fatto esclusivamente militanza senza aver ricoperto alcun incarico, continuava con lavoretti per arrotondare (come fare la barista) e aveva un debito di 50 mila dollari con l’Università di Boston, in cui si è laureata. La combinazione di questi fattori ha reso possibile che la sua immagine fosse immediatamente coerente e credibile con il messaggio che raccontava. Considerando poi che le primarie si svolgevano nel distretto del Bronx, dove gran parte dell’elettorato è latino-americano, le persone hanno facilmente potuto riconoscersi nel profilo della candidata.

Ricordiamo anche che si vinceva con poche decine di migliaia di voti e lei ha potuto, in un tempo relativamente lungo, ben 6 mesi, concretamente stringere mani e conoscere il suo elettorato potenziale. Quella è stata una vittoria assolutamente genuina: quasi il 70% delle donazioni ricevute durante la campagna erano sotto i 20 euro e più del 50% proveniva da fuori New York. Insomma, c’è stata una “attivazione“: la gente ha simpatizzato per lei perché rappresentava la giovane eroina capace di scardinare il sistema e questa cosa l’ha resa attrattiva in una misura maggiore di quella che le difficoltà per farsi conoscere potevano rappresentare».

Il cambio di rotta dopo le primarie

«Da quel momento in poi la storia è cambiata: praticamente è diventata parlamentare da subito, anche se l’ufficialità ancora non era arrivata. Il collegio era blu e le possibilità che perdesse le elezioni di medio termine erano davvero minime. In sostanza, dal giorno dopo le primarie era una parlamentare in pectore, tra le altre cose, la più giovane mai eletta nella storia degli USA. A ben guardare, non ha dovuto fare grossi sforzi perché i media si sono interessati a lei quasi subito, considerato che non si erano ben accorti di quello che stava accadendo durante le primarie. A quel punto, non so quanto strutturata, c’è sicuramente stata una gestione dell’immagine più scientifica, il che non significa necessariamente che ci troviamo di fronte a un personaggio “costruito”, semplicemente le scelte da fare sono state pesate in modo diverso rispetto al passato, anche per quanto riguarda la comunicazione. La spontaneità pura ha lasciato il posto a un approccio più scientifico.

Pensiamo ad esempio al video molto bello che ha prodotto per la campagna delle primarie: è stato realizzato praticamente a costo zero, con soltanto diecimila dollari di budget a rimborso di professionisti che hanno prestato la propria opera per sostenere la candidata. L’aspetto importante è che, oltre alle donazioni, è riuscita a mobilitare un certo capitale umano, risorse professionali che hanno donato le proprie competenze».

«C’era già una struttura, c’erano persone che la aiutavano ma non poteva essere considerato un vero e proprio staff. Dopo le primarie l’hype era invece fortissimo ed è probabile che sia stata seguita da consulenti specializzati. Tanto più vero, visto che ultimamente ha dichiarato di voler aumentare gli stipendi dei collaboratori per essere coerente con l’idea che non ci possa essere una distanza di reddito incolmabile tra le persone.

Ora la storia si fa imprevedibile: fino ad ora la forza della sua narrazione è stata convincente proprio perché queste figure possono essere straordinariamente credibili proprio perché non hanno un passato politico, punto di forza che, secondo me, è stato alla base anche del successo politico dei 5 stelle alle passate elezioni politiche. Si tratta di persone a cui non puoi attribuire responsabilità riguardo al passato, nel bene e nel male. L’elettorato preferisce allora puntare su una persona totalmente sconosciuta invece che su un candidato con uno storico negativo. Insieme all’impegno politico, è naturale che cresca anche la visione scientifica di come il lavoro viene svolto, anche per le questioni legislative; banalmente, quando dovrà presentare un’interrogazione parlamentare avrà bisogno di qualcuno che le dia una mano.

In conclusione, credo che creare un personaggio del genere in laboratorio sia impossibile. Se fosse mancata una storia personale sarebbe stato impossibile costruirgliela addosso con meri strumenti di comunicazione. Ho molti dubbi, in generale, che questo tipo di personaggi, soprattutto in politica, possano essere costruiti dal nulla: serve un lavoro lungo che deve partire da alcune basi di verità: non si può riposizionare una persona facendo dimenticare all’opinione pubblica dov’era prima.

La sua “verginità politica”, avere una storia totalmente credibile e l’effetto Davide contro Golia hanno dato vita al miracolo».

La presenza sui social media di Alexandria

Quanto conta una comunicazione efficace sui social media? Lo abbiamo analizzato in un’altra occasione e la risposta è evidente: i feed dei social network sono le nuove piazze ed è in queste che si tengono i comizi, si presentano i dati, si spostano le masse.

Se il talk-show in prima serata ha ancora un appeal particolare sugli appassionati e gli elettori, è su internet che propaganda e campagne elettorali raggiungono il maggior numero di teste, puntando su contenuti realizzati da team creativi dopo un’analisi profonda dei dati.

Alexandria è giovane e un luogo comune la vorrebbe a suo agio con la tecnologia e gli strumenti digitali, più che i suoi competitor. Non viene sfatato: Alexandria Ocasio-Cortez non ha dovuto imparare a comportarsi sui social network perché ha iniziato a fare politica; era semplicemente già lì, come tutti i suoi coetanei.

Stesso motivo per il quale, se Donald Trump sembra essere ancora il re di Twitter, con i suoi cinguettii spesso fuori posto, la Ocasio-Cortez è la regina di Instagram, regno dei più giovani (e soprattutto dei futuri elettori).

Fonte: Axios

Appena eletta al Congresso, ha affrontato il primo attacco proprio sui social media: l’account AnonymousQ ha infatti pubblicato un video su Twitter in cui compare la più giovane deputata mai eletta al Congresso mentre balla sui tetti della Boston University.

Il tentativo di screditarla additandola come una persona frivola e poco seria si è rivelato un autogol: nessuna difesa da parte dell’imputata, ci hanno pensato le moltissime persone che hanno minimizzato etichettandolo come un bel momento di spensieratezza giovanile.

Come ha reagito lei? Postando in diretta due passi di danza… proprio dalle sale del Congresso!

Un po’ personaggio pubblico, un po’ politico, un po’ influencer: in diverse analisi abbiamo ormai raggiunto la conclusione che la trasversalità del pubblico implichi una moltiplicazione del “personaggio candidato”, che ora deve essere perfettamente istituzionale, ora affettuoso con la famiglia, in altri momenti sportivo. A volte, ballerino o showman.

«La grande coerenza di narrazione digitale di AOC deriva appunto dal core value di “cosa farebbe uno di noi se entrasse in Parlamento?”». Dice ancora Isabella Borrelli, «In questo senso i contenuti più direttamente identificabili come campagna elettorale sono mixati a contenuti di racconto di vita quotidiana, stories estemporanee ed entusiaste di chi scopre i “palazzi del potere” e anche contenuti semplicemente di gradimento di opere d’arte e quotidianità.

Senza dubbio la giovane parlamentare innova il linguaggio della comunicazione politica con un più forte innesto delle strategie di personal branding utilizzate dagli influencer, più legate al marketing e a una più simile gestione della community. Lo shift interessante di messaggi-chiave dell’impostazione strategica è appunto quello di non ruotare intorno alle parole chiave della campagna come issue programmatiche, ma intorno a lei come “influencer” politica, con i suoi valori che, di conseguenza e non come fonte, si traducono in programma politico».

In casa nostra, uno degli esempi più chiari è la partecipazione delle cariche istituzionali dello Stato a trasmissioni popolari di costume, come è accaduto con Renzi in giacca di pelle in una puntata di Amici, la conosciutissima trasmissione di Maria De Filippi nel palinsesto di Canale 5. Matteo Renzi vuole presentarsi ai più giovani e indossa una giacca di pelle sportiva per apparire meno rigido, forse. Piacere ai giovani vuol dire conquistare l’elettorato del futuro.

Ma i ragazzi di oggi sono diffidenti e non si bevono tutti gli slogan della pubblicità, anzi: quando qualcosa odora di falso, lo avvertono subito. Per questo stanno cambiando i mercati: non comprano birra e alcolici, non sono troppo interessati al fumo e alle automobili di lusso. In una parola, sono diversi.

Recentemente, anche se con scarso successo in termini di audience, l’ex Presidente del Consiglio ha vestito anche i panni del conduttore per realizzare un docufilm sulle bellezze di Firenze, sua città natale.

Si tratta di un pericolo che Alexandria non correrà mai: vera millennial, non ha bisogno di trasformarsi e travestirsi  per comunicare con i suoi elettori. Non le serve scimmiottare una goffa imitazione del suo elettorato: la forza è nei contenuti (e nei sostenitori, ovviamente).

Piace alla gente, piace ai social, piace ai media. Perfettamente a suo agio su un palco, abile con telecamere e microfoni, sempre pronta alla diretta. Piace a tutti (ma non ai Repubblicani di Trump, ovvio). Ci ricorda qualcuno?

I trend di ricerca per la Ocasio-Ortez a livello mondiale

Come è cambiato l’uso dei social prima e dopo le primarie

«Anche la sua attività sui social network e su internet può essere analizzata in pre e post primarie – sottolinea Amenduni –. Fino all’elezione, l’uso che Alexandria faceva di internet era prettamente organizzativo: aveva creato delle app che permettevano alla militanza di entrare in contatto con l’elettorato per raccogliere anagrafiche e segnalazioni e garantire un miglior flusso di lavoro.

Avevano, insomma, una funzione abilitante per la militanza fisica dei suoi supporter, per questo ritengo che l’impatto dell’uso dei social network nel periodo precedente alla vittoria sia stato davvero limitato rispetto alla sua reale capacità di mobilitare la gente. La vittoria delle primarie è una vittoria molto politica, figlia dell’esperienza maturata con Sanders e molto fisica, fatta di mobilitazione vera».

«Essere a suo agio sui social è certamente un vantaggio competitivo enorme negli USA, in termini di notiziabilità ma anche di freschezza e rapidità del messaggio. C’è ovviamente il rischio che si crei una dinamica differente e l’elettore si trasformi in fan: il consenso basato su aspetti legati al “tifo” rende molto bene e crea consenso rapidamente, ma espone maggiormente a rischi legati all’incoerenza. Certamente Ocasio-Cortez “maneggia” benissimo i social network ma il materiale che tratta è davvero bollente. La perizia nell’uso di Instagram non la mette al sicuro da eventuali polemiche politiche.

Anche qui vedo alcune analogie con la parabola dei 5 stelle in Italia: nonostante la preparazione tecnica, il numero di contraddizioni a cui rispondere e bocche di fuoco da presidiare è tale che se ne lasci scoperta una, o un leader commette uno scivolone, viene letto da milioni di persone e il risultato è enormemente amplificato».

Le genuinità impossibile dei social network

Davvero è possibile essere spontanei e trasparenti, cioè “veri”, sui social network? In una lunga analisi sulla strategia social di Matteo Salvini abbiamo analizzato gli aspetti della comunicazione del team social del Ministro dell’Interno. Anche se i contenuti appaiono addirittura “veraci” in alcune pubblicazioni, grazie all’aiuto di docenti ed esperti è risultato chiaro che ogni post è il risultato di una precisa analisi a monte, che non può che condizionare il risultato finale.

Per esempio, a Matteo piace vincere facile: a chi non piace la Nutella? Il detersivo per la lavastoviglie o i sacchetti per congelare i cibi avrebbero avuto lo stesso impatto?

Se, come è logico mettersi in posa per una fotografia, chiunque cerca di mostrarsi al meglio davanti al pubblico, c’è da scommettere su una folta schiera di consulenti, consiglieri, analisti in grado di individuare modi, tempi e tono delle comunicazioni.

L’interessante infografica dinamica di Datalytics, che aggiorna i dati in tempo reale, ci offre alcuni numeri importanti di questo successo: dall’inizio dell’anno, il numero delle interazioni e la crescita di fan e reach si avvicinano a quelli delle star nascenti.

Un dato che balza certamente all’occhio è il sostegno in casa nostra da parte dei top influencer sul tema di AOC: le prime tre posizioni sono occupate, rispettivamente, da due organi di stampa e da un esponente di punta del panorama politico italiano. Un supporto di tutto rispetto, che si traduce in una cassa di risonanza per il nostro Paese e che indica, in modo chiaro, un interesse speciale.

Nella foga della corsa, è possibile che si perda di vista il taglio velatamente populista di alcune delle proposte della deputata americana, che tanto male hanno fatto anche alla salute della sinistra italiana. Se idee come cancellare il debito universitario sono virtuose e riscuotono facilmente l’approvazione del popolo, l’individuazione della copertura finanziaria per le ambiziose proposte di Alexandria risulta sempre sfuggente.

 

 

L’appoggio alle idee socialiste di Sanders

Sanders ha da poco dichiarato l’intenzione di voler correre per la poltrona più ambita, attualmente occupata dal Presidente Trump: quella della Casa Bianca.

Nel 2016, gli elettori gli preferirono la moglie dell’ex Presidente Clinton come oppositore alla candidatura di Donald Trump, ma oggi sono in molti a chiedersi cosa sarebbe successo se le cose fossero andate diversamente. Un uomo decisamente più a sinistra della Clinton avrebbe potuto orientare il voto degli elettori in modo diverso.

I candidati sono circa una decina, tutti più giovani del Senatore Sanders e tutti più a sinistra della Senatrice Hillary, ma c’è da scommettere che Bernie abbia la vittoria in tasca nelle primarie grazie alla sua spinta nel riportare il Partito Democratico americano sulle sue posizioni più socialiste: Sanders, in gioventù, aveva fatto parte dei movimenti per l’affermazione dei diritti civili e contro la segregazione razziale, incappando anche in un arresto.

Anche Alexandria Ocasio-Cortez è decisamente più a sinistra di Hillary e ben allineata alla idee di Sanders; probabile quindi che lo sostenga in questa nuova avventura elettorale, anche se la popolarità del tycoon è ancora molto alta.

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In quest’ottica, una possibile candidatura di Alexandria alla carica di Presidente degli Stati Uniti d’America nel 2024 risulta perfettamente credibile.

Per la sua campagna elettorale al Congresso, ha rifiutato grosse somme da parte di aziende sostenitrici accettando donazioni solo di piccole somme e da più sostenitori.

La lotta contro Amazon

Alexandria è pronta a farsi paladino dei più deboli, anche contro Golia. Dopo che Amazon aveva scelto New York per aprire i suoi nuovi uffici e rivoluzionare completamente il volto di alcuni quartieri storici, molti avevano sollevato dubbi sull’opportunità dell’operazione, che non avrebbe realmente tenuto conto delle necessità dei residenti.

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Alexandria si è fatta sentire schierandosi a favore della comunità locale, sollevando la questione dell’effettivo ritorno economico sui quartieri, che non sembrava particolarmente chiaro.

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Amazon aveva previsto di ripartire le attività in due grandi sedi, nella città di Long Island a New York e nei quartieri di Crystal City nella contea di Arlington, entrambi situati direttamente di fronte ai principali centri urbani. Lo spostamento delle sedi avrebbe coinvolto un numero enorme di dipendenti, circa 25.000.

Dicono che si tratta di 25.000 posti di lavoro? La gente non è abbastanza convinta proprio su questo punto“, ha dichiarato Ocasio-Cortez.

Ha infatti specificato che quando ad Amazon sono stati chiesti maggiori dettagli sugli impieghi, come quali fossero i lavori proposti e se sarebbe stata assunta gente del luogo, il gigante dell’eCommerce di Seattle non ha risposto.

Non abbiamo ricevuto risposte“, ha detto. “Non c’era alcuna garanzia che quei 25.000 che stavano per assumere fossero newyorkesi. Stanno solo ‘importando persone’ e spingendo i newyorkesi a spostarsi? C’è una speculazione edilizia in atto?“.

Sembra che la politica degli Stati Uniti torni quindi a discutere con i grandi imperi multinazionali, dopo che si era dimostrata totalmente inadeguata e impreparata quando ha cercato di informarsi con l’udienza al Congresso di Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook.

Le domande che erano state poste al founder del popolare social network durante l’audizione precipitavano furiosamente nel burrone generazionale tra le parti: richieste poco sensate da chi si proponeva di mettere ordine nel caos di Cambridge Analytica, risposte vaghe, a volte imbarazzate, di chi ha creato il più grande intrattenimento mai esistito nella storia dell’uomo.

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Senza dubbio, ora Mark potrà contare su una presenza nel Congresso in grado di comprendere appieno i meccanismi e i funzionamenti delle più moderne piattaforme, senza cadere dalle nuvole quando si tratta di capire quale sia il modello di business o le strategie di monetizzazione a lungo termine.

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Rimane da capire se la profonda convinzione liberale di figure come quella di Alexandria possa puntare a scalfire l’intoccabilità delle compagnie digitali rafforzando le richieste di una più equa distribuzione delle risorse basata sulla tassazione: una misura che i giganti della tecnologia non fanno grossa fatica ad aggirare grazie al posizionamento strategico di sedi in località la cui convenienza fiscale privilegia particolarmente il loro modello di business.

Un altro aspetto rilevante è quello del trattamento dei dati personali, al centro della baraonda di Cambridge Analytica: è possibile che future politiche restrittive dal punto di vista capitalistico possano influenzare un mercato su cui tutti sono focalizzati al momento, quello della compravendita delle informazioni estrapolate dalle nostre navigazioni in rete?

Alexandria come Barack: la strategia del bravo ragazzo

Yes, we can“. Impossibile non ricordare le parole che hanno accompagnato la campagna vincente di Barack Obama per la Casa Bianca. Anche l’ex Presidente degli Stati Uniti, il primo afro-americano a ricoprire il prestigioso incarico, era così: spontaneo, sorridente, atletico.

Parole semplici, con un fortissimo impatto: possiamo, tutti. Semplicemente è possibile cambiare le cose.

Obama non è stato “solo” uno degli uomini più potenti della terra: ha vinto un contestato nobel per la pace nonostante non sia stato il più pacifista tra i suoi predecessori, e ha incarnato il sogno di un cambiamento che si credeva possibile.

Il candidato giusto, al momento giusto. Niente dinastie, saghe familiari e genealogie importanti: il sogno americano, il film per famiglie con il bambino di provincia che sogna di volare sull’Air Force One si fa vero nelle parole di un giovane Presidente di colore. L’entusiasmo, come prevedibile, non è bastato: il mondo non è migliorato neppure di un pochino ma non era un compito alla sua portata.

Dopo la débâcle di Hillary Clinton contro la politica aggressiva dell’attuale Presidente Trump, la scelta di sostenere Bernie Sanders nelle elezioni 2020 appare la scelta più logica per rinvigorire l’entusiasmo della base più progressista del partito. Può trattarsi di una strategia a più lungo termine: preparare il terreno alle politiche di inclusione e ridistribuzione delle risorse della candidata Ocasio-Cortez, per le elezioni del 2024.

Avrà solo 34 anni e ha tanto sostegno già da ora. Sa comunicare meglio dei suoi avversari perché conosce le regole di internet. Viene dal Bronx e da un contesto umile: una buona caratteristica di base per nascondere costosi scheletri nell’armadio ed è una donna, come Hillary contro il maschilista Donald. Il sogno di rompere tutti gli schemi, solletica più di qualcuno.

Può essere la risposta della sinistra ai movimenti destrorsi e nazionalistici che tendono ad affermarsi, ancora, in una troppo vecchia Europa invischiata nella crisi economica e sbriciolata da una coesione mancata, di cui la Brexit è solo un precipitoso esempio. Una risposta “sana” al populismo dilagante, ma soprattutto il personaggio giusto in cui la gente possa rispecchiare la propria necessità di liberarsi dalle politiche protezioniste e razziste dell’attuale Presidente.

Il populismo elegante di Alexandria

Come ogni personaggio pubblico sa bene, la popolarità e l’affetto hanno anche un rovescio della medaglia: gli haters.

Anche la donna del momento ha i suoi detrattori, tra colleghi e gente comune. Qualcuno la associa a una versione elegante del populismo più estremo nei paesi europei: ho letto in più discussioni come alcuni l’abbiano definita una versione radical chic (e più colta) di Luigi Di Maio.

Le critiche maggiori in questo senso riguardano la sua preparazione: è possibile che si punti sull’immagine vincente della candidata più che sui suoi contenuti e sulle sue reali capacità di amministrare? Nonostante le sue umili origini garantiscano l’emozione tipica della fiction in prima serata, in cui il talento e l’onestà scavalcano le classi sociali e assicurano la vittoria ai giusti, i costi per coprire le proposte contenute nel Green New Deal non si copriranno con i like dei follower.

La sua preparazione viene messa in discussione anche da chi la considera una figura a metà tra politico e influencer. Abbiamo già sollevato la questione sugli inutili sforzi di separare nettamente la possibilità di indirizzare le masse e le attività svolte sui social network.

L’esposizione mediatica e l’amplificazione del messaggio possono trasformare chiunque in influencer, e il processo è tanto più efficace se gli strumenti sono maneggiati con l’esperienza di chi li usa quotidianamente.

Il problema dietro ai contenuti del programma di Alexandria

Quanto sono concrete le proposte contenute all’interno del piano presentato allo scopo di consentire un passaggio rapido a una nuova economia basata su un mondo più equo e pulito, il Green New Deal?

Dipende, perché, accanto a questa esigenza primaria, nel documento si aggiungono altre importanti questioni, come l’introduzione di un reddito universale di base, l’assistenza sanitaria gratuita, la garanzia del posto di lavoro per ogni lavoratore e altre intenzioni molto ambiziose.

Parliamoci chiaro: alla domanda “volete salvare il pianeta?” o “siete d’accordo a garantire un impiego dignitoso per ogni lavoratore?” nessuno risponderebbe di no. Ma la promessa, da sola, non basta: un parallelismo con la situazione politica in Italia ci invita a ricordare le dichiarazioni con cui fu annunciata l’abolizione della povertà (qui torna il paragone con il nostro vice-premier).

ocasio cortez

Ocasio-Cortez risulta tanto credibile nei sui intenti da non lasciare spazio al dubbio nei suoi sostenitori: è un po’ quello che vediamo accadere sulle pagine social del Capitano della politica italiana.

Quando non sei d’accordo con Matteo Salvini o entri in contrasto con i suoi sostenitori, vieni bannato e cancellato. Semplicemente, non esisti. Sono dinamiche che non si sviluppano esclusivamente in casa nostra.

Gli economisti contro Alexandia Ocasio Cortez

Il decano della Columbia University School of Business, Glenn Hubbard, ha dichiarato che il Green New Deal di Alexandria Ocasio-Cortez non ha senso fiscale ed è morto in partenza: “Gli Stati Uniti non lo faranno… Semplicemente non è fattibile”.

Recentemente, la deputata newyorkese ha dichiarato che la Modern Monetary Theory dovrebbe essere presa più seriamente. Molto semplicemente, la MMT postula che un paese che controlla la propria valuta può continuare a pagare il proprio debito fintanto che è denominato in quella valuta. Quindi, poiché gli Stati Uniti stampano dollari e emettono debiti in dollari, possono pagare i propri debiti e non hanno bisogno di fare affidamento sulle tasse per finanziare l’emissione di debito.

ocasio cortez

L’idea ha guadagnato un certo seguito tra gli economisti progressisti e alcuni politici, ma ha anche subito una profonda avversione da parte di economisti ed esperti di tutto lo spettro politico: quasi nessuno era pronto ad aderire all’idea.

In un recente sondaggio condotto dalla University of Chicago Booth School of Business tra i 42 principali economisti americani, nessuno ha concordato con gli aspetti basilari della teoria.

  • Il 36% degli economisti non è d’accordo, e il 52% è fortemente in disaccordo con la dichiarazione: “I paesi che prendono in prestito nella propria valuta non dovrebbero preoccuparsi dei deficit del governo perché possono sempre creare denaro per finanziare il proprio debito“. (Il due per cento non ha un’opinione.)
  • Il 26% degli economisti è in disaccordo e il 57% degli economisti è in forte disaccordo con la dichiarazione “I paesi che prendono in prestito nella propria valuta possono finanziare la spesa pubblica reale come vogliono creando denaro“. (Il sette per cento non ha un’opinione).

Alcuni degli esperti coinvolti hanno sottolineato che il persistere dell’emissione del debito potrebbe condurre a persistenti problemi di inflazione, costituendo una preoccupazione per la sostenibilità a lungo termine della teoria.

«Per quanto riguarda le proposte economiche della candidata – aggiunge Dino Amenduni –, non tutti gli economisti sono concordi nel sostenere che le sue proposte non siano realizzabili. Il punto, però, è che lei conserva un enorme vantaggio, quello di essere una “semplice parlamentare”: anche se le proposte che ha presentato non fossero accolte, non sarebbe certo lei a doversene assumere la colpa e, anche se nel 2020 dovesse esserci una maggioranza democratica, non sarà “pesata” tanto per l’attuazione dei programmi proposti quanto per gli equilibri che sarà in grado di muovere spostando il baricentro del partito democratico a sinistra. Ricordiamo che, anche se è molto popolare, non è il Presidente degli USA: non sarà facile attribuirle successi e insuccessi politici.

La vera problematica si presenterebbe se la narrazione della donna che si è fatta da sola fosse scalfita da comportamenti non coerenti: ultimamente è stata coinvolta in una polemica riguardante il costo di un appartamento preso in affitto guadagnandosi qualche contestatore in più. 

In sostanza: se non riuscirà ad abolire il debito universitario non le si potrà imputare nulla di più di averci provato e non esserci riuscita, mentre le polemiche legate alla sua narrazione potrebbero farle molto più male. Ora che è sotto i riflettori, i detrattori stanno sicuramente passando al vaglio ogni possibile opportunità».

I fan di Ocasio-Cortez contro gli economisti

È quindi accaduto che molti tra gli economisti che avevano sollevato critiche sulle previsioni di fattibilità di alcuni dei progetti inseriti nel documento, siano stati bersagliati di insulti e derisi proprio dai sostenitori della deputata. Sono milioni e li hanno etichettati come anti-ambientalisti e anti-progressisti, non avendo i mezzi per comprendere l’entità delle risorse da distribuire con questi provvedimenti.

I critici lamentavano che il programma si diffondesse soprattutto per slogan e non vi fossero dati a supportare i piani. Questi piani sono stati poi presentati alla Camera il 6 febbraio, definiti da più parti come un’insieme di monumentali ambizioni con dettagli minimi.

La popolarità crescente della candidata aveva spinto molti esponenti di spicco del partito a sottoscrivere il documento denominato Green New Deal prima ancora che fosse abbozzato. Ora qualcuno potrebbe fare un passo indietro.





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