Detriti del satellite indiano in caduta. “Basso rischio per la Stazione spaziale internazionale”


ROMA – Non accadrà come nelle prime scene del film Gravity quando la stazione spaziale internazionale viene travolta da una tempesta di detriti dopo l’esplosione di un satellite. È considerato basso il rischio di collisione con la Iss dei rottami del satellite indiano lanciato in gennaio e distrutto il 27 gennaio nell’ambito di un test. Almeno così affermano gli esperti. “Alla luce dei dati attualmente disponibili si può dire il rischio effettivo di un impatto aumenta del 40% di una percentuale che già in partenza è piccolissima”, ha detto all’Agenzia Ansa Luciano Anselmo, dell’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione “A. Faedo” del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isti-Cnr).

Il satellite era stato distrutto per sperimentare l’efficacia di un’arma anti-satellite da parte dell’India, diventato in questo modo il quarto Paese ad avere questa tecnologia dopo Russia, Stati Uniti e Cina. A mettere in allarme l’amministratore capo della Nasa, Jim Bridenstine, è stata la notizia sui frammenti finora individuati: almeno 270, 80 dei quali di dimensioni superiori a dieci centimetri. Il satellite indiano per l’osservazione della Terra Microsat-R era stato lanciato il 24 gennaio a una quota molto bassa, compresa fra 260 e 280 chilometri, molto frequentata dai satelliti spia degli anni ’60 e ’70 e da allora non più utilizzata.

“Dopo il lancio il satellite è stato manovrato in modo che la sua orbita fosse abbastanza sfasata rispetto a quella della Stazione Spaziale”, ha osservato Anselmo. “Tutti questi elementi – ha aggiunto – fanno pensare che il test sia stato pianificato in modo da produrre detriti che durassero poco e che dessero meno fastidio possibile alla Stazione Spaziale”. 

Poiché il razzo ha colpito il satellite con un urto frontale, entrambi sono andati in frantumi; i detriti del razzo sono rientrati nell’atmosfera in poche decine di minuti, mentre quelli del satellite sono rientrati nell’atmosfera solo in parte. Alcuni hanno infatti ricevuto una spinta verso l’alto, che li ha portati a una quota superiore a quella della Stazione Spaziale. Per questo si ritiene che potrebbero rappresentare un rischio. “Andando per analogia e considerando le perturbazioni dell’atmosfera, possiamo dire che è molto probabile che nel giro di poche settimane rientreranno tutti nell’atmosfera”.


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