ecco quali iniziative sono in campo


Siamo abituati a vederle volare da un fiore all’altro alla ricerca di nettare e polline con cui produrre miele, l’oro dolce che allieta le nostre colazioni e che al contempo funge da nutrimento per l’intero alveare.

Ma questi piccoli ed instancabili insetti rivestono un ruolo primario nel nostro intero ecosistema poiché permettono il processo di impollinazione delle piante, fondamentale per il mantenimento della biodiversità e, più meramente, per la resa delle produzioni agricole.

Dagli anni duemila però, si sta assistendo ad una drastica diminuzione del loro numero e il fenomeno non accenna a risolversi, anzi gli ultimi dati che ci giungono dal progetto BeeNet confermano una tendenza che appare inarrestabile con dati di mortalità che variano tra il 30% e il 36% annuo. In Italia, le regioni più colpite sono quelle del Nord, soprattutto il Veneto e il Friuli Venezia-Giulia.

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moria api

Le cause dello spopolamento

Le cause della “sindrome dello spopolamento degli alveari” (SSA) sono molteplici: stress dovuto ai cambiamenti climatici, malnutrizione, patogeni vari, radiazioni da telefoni cellulari ed altri dispositivi, pesticidi ecc. Sul banco di accusa sono finiti in particolar modo tre tipologie di neonicotinoidi: il clothianidin, l’imidacloprid e il thiamethoxam.

Si tratta di insetticidi di sintesi, utilizzati in agricoltura dalla metà degli anni ’90, che sono risultati tossici per le api e gli altri impollinatori: attaccano infatti il loro sistema nervoso, privandoli della memoria e della capacità di orientarsi.

In un video girato da Vincenzo Girolami e Luca Mazzon del Gruppo di Entomologia del Dipartimento di Agronomia Ambientale dell’Università di Padova, si dimostra che un’ape che beve delle gocce d’acqua su una pianta di mais trattata con insetticidi neonicotinoidi, muore nel giro di soli due minuti.

Pesticidi grano

I divieti dell’Europa

Un’importante segnale a favore dell’ambiente, arriva dalla Commissione Europea che sul territorio dei Paesi membri ha vietato l’uso all’aperto di tali pesticidi. Tuttavia,  la decisione di abolirne l’impiego solo all’esterno riduce i rischi ma non li elimina.

“È necessario continuare la battaglia affinché si arrivi al bando totale di queste sostanze”, ha spiegato il WWF, che nelle scorse settimane ha lanciato la Campagna BeeSafe per chiedere politiche europee più stringenti per la tutela delle api. “Lasciando in commercio queste molecole per le produzioni in serra, infatti, non solo non si esclude il rischio di contaminazione dell’ambiente esterno ma anche l’utilizzo illecito. È quindi urgente predisporre un sistema di controlli efficaci che preveda anche sanzioni adeguate per chi non dovesse rispettare il divieto di utilizzo in campo aperto”.

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Campagna BeeSafe

La situazione non è mai stata così critica. L’eventuale scomparsa delle api provocherebbe un drastica diminuzione delle produzioni agricole nonché della biodiversità, con conseguente appiattimento e omologazione dell’habitat in cui viviamo.

Le iniziative per salvare le api

Greenpeace ci suggerisce cinque azioni per salvare le api. Le prime tre sono di tipo virtuale e sono volte a diffondere il messaggio dalla firma della petizione sul sito www.salviamoleapi.org, all’ingresso nella foto-community “Qui api al sicuro”, fino ad arrivare alla raccolta firme e alla diffusione di un volantino scaricabile sul sito ufficiale.

Le altre due, invece, rappresentano dei consigli più pratici. Il primo consiste in una lista di piante e fiori da seminare per dare nutrimento e riparo alle api, il secondo fornisce poche e semplici indicazioni per costruire un vero e proprio alveare per api selvatiche.

Greenpeace

Inoltre, alcuni apicoltori promuovono l’inziativa “Adotta un Alveare!”volta a sensibilizzare le persone sull’importanza di proteggere le api. A fronte di un piccolo contributo economico, sarà possibile seguire le vicende di una famiglia di api (documentate grazie a del materiale fotografico) e ricevere annualmente parte del raccolto dell’alveare.





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