Gli ologrammi di Star Trek sono più vicini


DALLA fantascienza alla scienza: l‘holodeck di Star Trek, il simulatore che nella saga permetteva di creare ologrammi tridimensionali in tutto e per tutto simili agli oggetti fisici, potrebbe presto diventare realtà. Un’affermazione già sentita negli ultimi anni – e finora puntualmente disattesa, – ma stavolta sembra che gli scienziati della Bilkent University, in Turchia, facciano sul serio.  Stando a un loro articolo appena pubblicato sulla rivista Nature Photonics, infatti, è stato messa a punto una tecnica per proiettare ologrammi iper-realistici e soprattutto visibili da angoli diversi, senza distorsioni di sorta. Con un effetto finale, per l’appunto, molto simile a quello che si otterrebbe se si avesse davanti agli occhi l’oggetto ‘reale’ e gli si girasse attorno.

Migliorare la matematica, non gli strumenti

“Per sviluppare la nostra tecnica”, ha spiegato Ghaith Makey, primo autore del lavoro, “siamo tornati alle basi dell’olografia, tagliando centinaia di ‘fette’ dell’oggetto da proiettare e poi rimettendole insieme per ricostruirne l’aspetto”. “Finora nessuno era mai riuscito a proiettare simultaneamente tutti i lati di un oggetto tridimensionale”, gli fa eco Onur Tokel, un altro dei ricercatori coinvolti nello studio, “ma con il nostro approccio siamo riusciti a superare questa limitazione grazie a un cambio concettuale nel modo di realizzare gli ologrammi”.

Per comprendere le parole degli scienziati, facciamo un passo indietro. La proiezione olografica di immagini tridimensionali si basa sull’assemblaggio di un gran numero di immagini bidimensionali: il problema è che tali immagini ‘interferiscono’ tra loro, il che vuol dire che quando le si mette insieme, tipicamente, si ottiene una proiezione sfocata e priva di profondità prospettica. Tutt’altro che realistica, insomma. “Questa interferenza”, prosegue Tokel, “è da ricercare nelle equazioni dell’ottica, e non nell’imperfezione degli strumenti usati per realizzare la proiezione”. I ricercatori hanno quindi migliorato i modelli matematici esistenti, servendosi del cosiddetto teorema del limite centrale e della legge dei grandi numeri (due capisaldi della statistica), e in questo modo sono riusciti a sovrapporre simultaneamente e con successo, senza interferenza, oltre mille immagini bidimensionali. Un passo avanti non da poco rispetto alle 3-4 immagini sovrapponibili fino a questo momento.

Dagli ospedali al controllo aereo

Star Trek a parte, la tecnica messa a punto dagli scienziati dell’ateneo turco, se ulteriormente affinata, potrebbe spalancare la porta allo sviluppo di parecchie applicazioni: “I nostri ologrammi”, dice ancora Tokel, “superano già, per qualità e nitidezza, tutti quelli realizzati precedentemente. Il punto di forza del nostro metodo è che è applicabile a tutti i tipi di supporti: immaginiamo già applicazioni nel campo dei display tridimensionali, della visualizzazione di immagini mediche e del controllo del traffico aereo, ma anche nella scienza di base, dalla microscopia allo studio delle interazioni tra luce e materia”. Ma noi profani continueremo a sognare l’holodeck.

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