I Repubblicani all’attacco di Google: tradisce gli USA collaborando con la Cina?


In un tweet del 16 Luglio, il Presidente Trump ha dichiarato: “L’investitore miliardario Peter Thiel crede che Google dovrebbe essere indagato per tradimento. Accusa Google di lavorare con il governo cinese. Un ragazzo grande e brillante che conosce questo argomento meglio di chiunque altro! La Trump Administration darà un’occhiata!“.

Google sta realmente favorendo la Cina?

In effetti Peter Thiel, miliardario fondatore di Paypal e decine di aziende della Silicon Valley, aveva  sostenuto in una intervista che Google starebbe lavorando con il governo cinese su alcuni progetti di intelligenza artificiale pur avendo rifiutato di lavorare con il Pentagono in precedenza.

Thiel si era schierato apertamente a favore di Trump nelle elezioni del 2016.

Si tratta di una accusa gravissima, che esporrebbe Google all’accusa di alto tradimento nei confronti del Governo USA.

Thiel non allega particolari prove nella sua intervista, supportata anche dal suo attuale socio in affari, ma sostiene che sia un fatto di dominio pubblico in Silicon Valley.

Altri esperti di sicurezza sostengono che, non essendoci alcuna differenza in Cina tra l’uso civile o militare di una tecnologia, il solo fatto di collaborare su alcuni progetti con i cinesi di fatto indebolirebbe la posizione degli USA in materia di A.I. per uso militare.

Ma questo attacco a Google sembra avere delle motivazioni politiche legate alle prossime elezioni del 2020.

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User generated content e il Communications Decency Act

Nel 1996 è stato formulato un articolo storico, il 230 del Communications Decency Act, che esonera i servizi online dalla responsabilità per i contenuti generati dagli utenti.

Questa legislazione è stata decisiva nel supportare lo sviluppo delle piattaforme online USA soprattutto nei primi anni di vita in cui sarebbe stato impossibile per loro controllare tutti i contenuti generati dagli utenti.

Soprattutto per gli scandali relativi alle ultime elezioni USA si sono levate diverse voci decise a riesaminare la questione dopo che Facebook, Twitter e YouTube non sono riusciti a controllare alcuni comportamenti tossici sui loro servizi.

Il Senatore Repubblicano Ted Cruz ha detto martedì in audizione che la disposizione non dovrebbe applicarsi alle aziende internet che non rimangono politicamente neutrali.

L’accusa di Cruz è in particolare rivolta al fatto che Google manipolerebbe i risultati di ricerca e il suo servizio video di YouTube per censurare i conservatori.

googlegoogle

Il capo della politica di Google, Karan Bhatia ha negato con decisione e ha detto che sarebbe un male per il business se gli utenti non si fidassero dell’imparzialità dell’azienda.

Il senatore Mazie Hirono, un democratico delle Hawaii, è stato esplicito “Non credo che non siano più in via di sviluppo, quindi probabilmenteil rapporto potrebbe essere rivisto“.

Troppo grandi per essere controllati?

La difesa del rappresentante di Google ha ricordato a tratti quella di Mark Zuckerberg sul caso Cambridge Analitica.

Nonostante le piattaforme come YouTube stiano facendo sforzi notevoli per controllare materiale dubbio, la mole che viene pubblicata è talmente grande che qualche cosa sfugge al controllo.

Ricordiamo, fra tutti, il caso della strage alla moschea in Nuova Zelanda in live stream su Facebook e rimasto online per diverse ore prima di essere rimosso.

Google si è difeso inoltre dicendo che non usa mai l’ideologia politica come parametro per bloccare o accettare i video su YouTube o rimuovere informazioni dai risultati di ricerca.

Il riferimento è al caso di Milo Yiannopoulos, un ex sostenitore della campagna di Trump, che è stato bloccato da Twitter e da Facebook (ma non da Youtube) per le sue campagne politicamente molto aggressive e controverse.

La politica del nemico a ogni costo

In un clima chiaramente avvelenato dalle prossime elezioni è molto difficile capire se queste accuse siano basate su fatti veri o siano solo una manovra elettorale.

Trump alle scorse elezioni aveva usato i Social Media, ed in particolare Twitter, per lanciare attacchi pesantissimi alle testate giornalistiche come la CNN e il NY Times.

Adesso sembra che i suoi nemici siano diventati proprio quelle piattaforme che lo hanno reso famoso. E, come spesso accade, diventa “vittima” di un complotto ordito contro di lui.





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