Il futuro dell’esplorazione spaziale: un viaggio Terra-Marte (passando per la Luna)


21 luglio 1969, Neil Armstrong ha appena compiuto un piccolo passo per un uomo e un enorme balzo per l’umanità.

La regolite sulla superficie lunare è come talco, scura e fine: i suoi scarponi affondano per qualche centimetro, lasciando impronte incredibilmente definite.

In lontananza i crateri che ha dovuto evitare durante gli ultimi istanti della discesa e, all’orizzonte, che appare vicinissimo date le dimensioni della Luna, una catena montuosa che ricalca il bordo del Mare della Tranquillità.

Negli occhi di Neil tanta meraviglia e, forse, anche visioni di un futuro fatto di basi lunari, rover che percorrono la superficie del satellite, astronavi che guizzano avanti e indietro fra la Terra e Luna e centinaia di persone che vivono e lavorano nello spazio.

 

Questa visione, oggi, non è ancora realtà ma il futuro che ci stiamo immaginando, a 50 anni da quel fatidico giorno, è davvero molto simile: i segnali del presente ci dicono che questo scenario è già in costruzione.

Gira tutto intorno alla Luna

Il futuro prossimo dell’esplorazione spaziale è lunare, o meglio, cis-lunare. Attraverso un progetto internazionale guidato dalla NASA, realizzato in collaborazione con altre agenzie spaziali di tutto il mondo (come ESA, JAXA e Roscosmo), che sta lavorando a una stazione spaziale che verrà posizionata in orbita attorno alla Luna.

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Si chiamerà Lunar Orbital Platform-Gateway, Lunar Gateway per gli amici, e sarà, come suggerisce il nome, il portale d’accesso verso il nostro satellite, a disposizione delle agenzie governative ma anche dei privati.

Non un portale come lo Stargate, sia chiaro, ma un’infrastruttura che permetterà una presenza umana costante intorno e sulla Luna e che dovrebbe rendere l’ambiente cis-lunare decisamente più trafficato, quasi un crocevia del nostro sistema solare.

Il Gateway farà da ponte per enti governativi, istituti di ricerca e addirittura privati, che avranno interessi di vario tipo. Potrebbe essere, per esempio, il punto di appoggio per costruire basi lunari, realizzate con moduli gonfiabili, già sperimentati in orbita dalla Bigelow Aerospace, o stampate in 3D usando direttamente il terreno del nostro satellite, come nel caso del progetto vincitore della NASA 3D printed habitat challenge.

Si progetteranno, inoltre, centri d’osservazione astronomica nel lato nascosto della Luna e verranno testati sistemi di estrazione e raffinazione dell’acqua dai giacimenti sotterranei.

Non solo l’occidente ma anche la Cina sta guardando con molto interesse la Luna: proprio la superpotenza asiatica prevede di costruire una base al polo sud del nostro satellite, dove si trovano molti giacimenti d’acqua sul fondo di crateri mai esposti al Sole.

L’acqua sarà “oro blu” anche su Marte

È proprio l’acqua una delle risorse più importanti da trovare sulla Luna.

Sarà fondamentale non solo per dissetare gli astronauti e permetterci di coltivare in serre idroponiche, ma anche per estrarre ossigeno e idrogeno: il primo ci serve per respirare, dal secondo possiamo ottenere energia per alimentare le basi e gli impianti durante le lunghe notti lunari.

I due elementi, infine, potrebbero essere usati come combustibili per i razzi ed è proprio quest’ultimo utilizzo a rendere la Luna, e la creazione di un avamposto su di essa, così importante.

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Il pieno per favore

Uno dei problemi fondamentali dell’esplorazione spaziale, oltre a quello di riuscire a tenere in vita quei sacchi di carne e ossa così fragili che si ostinano a voler girare l’Universo (se non si è capito parliamo di noi umani), è la costante necessità di carburante: una volta terminato quello portato dalla Terra, saremmo in balia di Sir Isaac Newton e delle sue leggi.

Al contrario, rendendo la Luna una sorta di distributore di carburante a metà strada fra la Terra e il resto del Sistema Solare, si avvierebbe un processo, ci si augura esponenziale, di crescita dell’ambito commerciale spaziale.</p>

Spazio 2.0

Sono sempre di più, le agenzie private che dimostrano interesse nello spazio. Prima fra tutte la ormai famosissima SpaceX di Elon Musk, i cui razzi riutilizzabili stanno contribuendo ad aprire le porte dell’orbita terrestre anche a realtà che non possono permettersi di pagare centinaia di milioni di dollari per un singolo lancio.

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In una sorta di nuova corsa allo spazio, questa volta commerciale, gioca un ruolo da protagonista anche la Blue Origin di Jeff Bezos, il CEO di Amazon, che sta sviluppando un suo sistema di razzi riutilizzabili. Proprio l’imprenditore americano ha recentemente mostrato la sua visione di futuro per lo spazio, un progetto a cui sta già lavorando creando un’infrastruttura di trasporti spaziali che sarà la chiave della sua realizzazione.

Non ultima c’è la Virgin Galactic di Richard Branson, che presto offrirà viaggi suborbitali per i turisti spaziali, con uno spazioporto, fra i tanti, che sarà costruito in Italia a Grottaglie, in Puglia.

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Next step, Marte (ma non solo)

La volontà di esplorare è intrinseca nell’uomo. Siamo guidati dalla necessità di sapere cosa c’è oltre ogni confine che superiamo. Quando avremo conquistato la Luna questa potrà diventare, come accennato prima, un ponte verso il resto del Sistema Solare e già sappiamo quale sarà la meta successiva: Marte.

Il pianeta rosso è sotto il mirino di diverse realtà con scopi diversi: Elon Musk vuole colonizzarlo per dare un piano (e pianeta) B all’umanità in caso di catastrofe e per farlo sta sviluppando l’enorme astronave Starship, capace di trasportare 100 persone per volta.

La <strong>NASA, in un continuo tira e molla con le diverse amministrazioni, vuole portare un’astronauta americano sul suo suolo e nel frattempo continua ad inviare regolarmente rover sulla superficie del pianeta per poterlo studiare approfonditamente.</stron

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Non solo Marte, però, anche altre lune e pianeti sono tra gli obiettivi delle agenzie spaziali di tutto il mondo.

<p>La NASA, ad esempio, ha in programma missioni robotiche verso Europa, una luna di Gioveg>, che si ritiene nasconda sotto la crosta ghiacciata un oceano liquido con le condizioni adatte per poter, eventualmente, ospitare la vita. Un’altra possibile meta è Titano, satelliten> di Saturno, che l’agenzia americana vuole esplorare con un sottomarino automatico per analizzare i laghi di idrocarburi presenti sulla sua superficie.

 

Il futuro più là

Ci troviamo in un periodo di particolare fermento per l’ambito spaziale: il pubblico sta tornando ad interessarsene e la tecnologia è giunta al punto da permetterci di programmare missioni sempre più ambiziose: basi lunari orbitanti, turismo spaziale, ma anche estrazioni minerarie da asteroidi.

Sono diverse le aziende interessate al reperimento di minerali dagli asteroidi ricchi di metalli e, in particolare, delle preziose terre rare usate nell’industria elettronica. Uno spettro di possibilità virtualmente illimitato in cui, come ogni volta che l’uomo riesce a superare un confine, l’innovazione sarà causa e conseguenza dei suoi sforzi: nuove soluzioni andranno trovate per affrontare le sfide che ci aspettano, che verranno poi applicate anche sul nostro pianeta, con ricadute tecnologiche potenzialmente dirompenti.

È già successo in passato, sta succedendo in questo momento e succederà in futuro quando, un po’ come Cristoforo Colombo, navigheremo quel nuovo e vasto oceano che è l’Universo.

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