La cometa della missione Rosetta sconvolta dalle frane, tutta colpa del Sole


ROMA – Quel corpo celestre ha cambiato volto. Scarpate e dirupi che spariscono e massi comparsi dove non c’era nulla: la cometa visitata dalla sonda Rosetta è sconvolta dalle frane. Sono state generate dal passaggio ravvicinato al Sole, come indicano le immagini scattate durante la missione dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e presentate a Ginevra, nel Congresso europeo di scienze planetarie. La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko è stata osservata dalla missione Rosetta tra l’agosto 2014 e il settembre 2016 e le foto presentate a Ginevra sono state scattate dallo strumento Osiris a bordo della sonda Philae, la prima ad atterare su una cometa. Una missione storica che, nonostante si sia conclusa nel settembre del 2016, continua a regalare preziose informazioni sulle comete.


La cometa della missione Rosetta sconvolta dalle frane, tutta colpa del Sole

Alcune delle 76.000 immagini scattate da Osiris mostrano i segni di frane nella parte centrale che collega i due lobi della cometa 67/P. Alcune scarpate alte almeno 50 metri, presenti in immagini del 2016, sono infatti assenti nelle foto scattate di due anni prima, come il dirupo al confine tra l’emisfero Nord illuminato dal Sole del lobo più piccolo della cometa e quello meridionale, immerso nel buio.


La cometa della missione Rosetta sconvolta dalle frane, tutta colpa del Sole

Le immagini hanno permesso di ricostruire “una superficie franosa di circa 2.000 metri quadri, con una massa di centinaia di tonnellate”, ha spiegato uno degli autori della ricerca, Ramy El-Maarry, dell’Università di Londra. Secondo gli esperti è il segno di un’attività di erosione legata ai raggi solari che riscaldano la superficie della cometa, simile a una palla di neve sporca, provocando sbuffi di gas, come quello osservato nel settembre 2015, che ne sconvolgono la superficie. Questa attività franosa – concludono i ricercatori – fornisce preziose informazioni sulla struttura interna della cometa, aiutandoci a capirne l’evoluzione”. 

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Carlo Verdelli
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