La Luna trema perché si restringe: lo dimostrano le ‘cicatrici’


SI RAFFREDDA e si restringe, raggrinzisce come un chicco di uva passa. Così cambia la Luna, scossa da terremoti e solcata da cicatrici che, sorpresa, non sono solo dovute ai meteoriti che hanno gioco facile nel colpirla (non ha atmosfera), ma a una attività tettonica che continua, secondo gli scienziati, ancora oggi.

Dieta lunare

Un lungo gradino, una scarpata alta circa 80 metri, è quello che hanno affrontato gli astronauti dell’Apollo 17 esplorando, al volante del Lunar rover (per tutti ‘Moon buggy’), la valle di Taurus-Littrow. Secondo gli scienziati questa faglia è stata creata dal movimento tettonico della Luna, terremoti indotti dal restringimento del nostro satellite naturale.

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Nulla da temere per i romantici e i fan delle missioni Apollo. La Luna non sparirà. Secondo lo studio pubblicato su Nature Geoscience da scienziati Nasa e di varie università americane, sarebbe ‘dimagrita’ di circa 50 metri nel corso di qualche centinaio di milioni di anni a seguito del raffreddamento del suo nucleo interno. Non esattamente una dieta lampo, ma che, ha originato movimenti tellurici e creato spaccature della crosta, molto meno elastica e resiliente (a differenza dell’uva passa).

Le cause dei ‘moonquakes’, i terremoti lunari

I terremoti sulla Luna (i “lunamoti”) sono noti da tempo, almeno da quando i primi astronauti, nel 1969, hanno piazzato sulla sua superficie il primo sismometro. Dopo quello sistemato da Armstrong e Aldrin, altre quattro missioni ne portarono altrettanti. Questi ci hanno raccontato come si è mossa la Luna fino al 1977. Le scosse sono dovute principalmente a due fattori: uno esterno, quando un meteorite si schianta sulla superficie. E uno che riguarda i movimenti interni, finora poco indagato. Le due onde generate e registrate dagli strumenti però sono differenti, su questi ultimi ora si è scoperto qualcosa in più. I planetologi della Nasa e i sismologi hanno rimesso le mani dentro quei dati e li hanno riletti facendo simulazioni con nuovi algoritmi, per riuscire a ricostruire la posizione del loro epicentro.

Su 28 sismi registrati, otto sono risultati essersi verificati in un raggio di circa 30 chilometri dalla faglia sulla quale avevano guidato gli astronauti, fotografata in dettaglio dal Lunar reconnaissance orbiter dell’Agenzia spaziale americana. Una prossimità sufficiente per attribuire a quella faglia stessa l’origine dello scuotimento, che in alcuni casi è arrivato a una intensità pari al quinto grado della scala Richter.

“Pensiamo che sia molto probabile che questi otto terremoti lunari siano stati prodotti dallo scivolamento e dalla tensione delle faglie, creatosi quando la crosta lunare è stata compressa dalla contrazione globale e dalle forze mareali” spiega Thomas Watters, senior scientist al Center for Earth and Planetary Studies dello Smithsonian’s National Air and Space Museum di Washington. Le forze mareali sono quelle esercitate dall’attrazione gravitazionale della Terra e, sempre secondo i calcoli dei ricercatori, sei di questi otto sismi sarebbero stati registrati quando la Luna si trovava in prossimità dell’apogeo, la massima distanza dalla Terra. Ovvero nel momento in cui questa sollecitazione è al massimo e le faglie è più probabile che scivolino l’una sopra l’altra.

Ancor si muove: la faglia lunare

I sismometri sulla Luna non sono più attivi dal 1977, ma nello studio si sottolinea come questi terremoti, con ogni probabilità, abbiano continuato a verificarsi. La prova indiretta è stata trovata nelle tracce di movimenti sulla superficie. Piccole frane e massi rotolati giù dai rilievi che hanno lasciato scie sulla regolite (la polvere) lunare. Sulla Luna non esiste meteo, venti o agenti atmosferici che possano cancellarle ma, fanno notare gli scienziati, le aree più chiare sulla faglia sono state esposte più di recente, perché le radiazioni e il Sole tendono a imbrunirle in tempi relativamente rapidi. Così come le tracce dei detriti che rotolano dai rilievi, vengono cancellati dalla pioggia di micrometeoriti.



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