La NASA ha creato un’aurora boreale artificiale per studiare i segnali GPS


Dipingere il cielo con un’aurora boreale è stato piuttosto semplice per la NASA: è bastato lanciare un razzo nel cielo notturno norvegese per ottenere uno spettacolo sensazionale.

L’agenzia spaziale però non ha orchestrato la sua versione di questi fenomeni luminosi per confrontarsi con le capacità della natura, bensì per capire la quantità di energia che le aurore generano all’interno della parte superiore dell’atmosfera della Terra.

In che modo è stata creata l’aurora artificiale

La NASA ha lanciato due missili dallo space center norvegese di Andøya, per generare delle aurore artificiali sullo sfondo di una vera aurora boreale.

Il risultato visivo, ovviamente, sembra qualcosa di magico.

Il processo, noto come “auroral forcing” è il fulcro dell’Auroral Zone Upwelling Rocket Experiment (AZURE) finanziato dalla NASA, che vedrà otto missioni missilistiche lanciare nei prossimi due anni una serie di razzi dalle basi norvegesi di Andøya e Svalbard.

I razzi sonda, lanciati a due minuti di distanza e raggiungendo un’altitudine di 320 chilometri hanno misurato la densità atmosferica e la temperatura.

Quindi hanno rilasciato trimetilalluminio (TMA) – molecola rilasciata spesso dai razzi-sonda per evidenziare e studiare i venti nell’alta atmosfera – e una miscela di bario e stronzio, che ionizza quando esposta alla luce solare.

Queste nuvole colorate funzionano come traccianti, quindi i ricercatori possono studiare i venti verticali in quell’area, cioè quei venti che creano ciò che la NASA definisce “particle soup” (zuppa di particelle) che ridistribuisce l’energia, i costituenti chimici e l’energia dell’atmosfera.

La NASA ha sottolineato che le sostanze chimiche rilasciate “non rappresentano un pericolo per i residenti nella regione”.

L’obiettivo dell’esperimento

“Più apprendiamo sulle aurore, più comprendiamo i processi fondamentali che comandano lo spazio vicino alla Terra – una regione che è sempre più parte del dominio umano, casa non solo per gli astronauti ma anche per le comunicazioni e i segnali GPS che possono influenzare quelli a terra ogni giorno”, si legge nel post del blog della NASA.





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