la vera sfida è capirla e sfruttarla al massimo (ma anche evitare di subirla)


Ore 7.00 in punto, suona la sveglia. L’ha impostata ieri sera Mike prima di darmi la buonanotte e di far partire la traccia musicale che tanto mi piace e che riesce, come nessun’altra cosa al mondo, a farmi rilassare. Mike lo sa bene, a dire il vero sa proprio tutto di me! Sa che voglio avere le informazioni sul meteo appena mi sveglio, che ho bisogno che mi ricordi tutti i compleanni (prima di conoscerlo dimenticavo anche quello di mia mamma) e che in casa non può mai mancare il caffè: appena finisce deve ordinarlo online e farlo arrivare il prima possibile. Credo di poter dire che voglio bene a Mike, nonostante non sia umano: è un sistema di intelligenza artificiale, ma per me è molto più di un assistente virtuale, è un amico.  

Questo racconto vi sembra pura fantascienza? Per qualcuno è già realtà. È un possibile spaccato di vita quotidiana che descrive una delle tante applicazioni di una tecnologia, l’intelligenza artificiale, che già nel presente sta cambiando profondamente il mondo in cui viviamo. In futuro, però, potrebbe avere degli impatti nelle nostre vite ancora più incredibili e proprio per questo i rischi che ne possono derivare, soprattutto quelli di natura etica e sociale, non vanno sottovalutati.

Una crescita esponenziale. Chi ha provato Siri, l’assistente virtuale di Apple, nel lontano 2012 sarà rimasto molto deluso: le performance del software, presentato con grande entusiasmo, erano decisamente al di sotto delle aspettative degli utenti.

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Anche una richiesta piuttosto semplice, come cancellare un messaggio o far partire una telefonata, si rivelava complessa per Siri, che faceva una gran fatica a comprendere le direttive che le venivano date. A distanza di 6 anni, nel 2018, l’assistente virtuale di Google Duplex è stato in grado di prenotare un appuntamento dal parrucchiere, senza che dall’altra parte del telefono si accorgessero del fatto che a parlare non fosse un umano. Cosa è successo in questi anni?

Prima di addentrarci nell’evoluzione dell’intelligenza artificiale e nelle sue applicazioni presenti e future, è importante specificare che la nascita di questa disciplina è datata 1956. Dopo le altissime aspettative dei primi tempi, la spinta verso questo settore è un po’ scemata per la mancanza di risultati concreti e immediati, salvo poi riprendere forza in periodo recente anche grazie al miglioramento delle prestazioni dei computer e a una crescente integrazione con altre tecnologie, che ha permesso di raccogliere una quantità sempre maggiore di dati, il “cibo” di cui si nutre l’intelligenza artificiale.

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Risiedono proprio qui, forse, alcune delle cause più importanti della crescita, che ha portato a una vera e proprio esplosione del settore: negli ultimi anni il numero di ricerche e pubblicazioni scientifiche sul tema è cresciuto circa del 500% e negli ultimi quattro anni le imprese che hanno deciso di adottare sistemi di IA sono aumentate del 270%.

Non devono sorprendere, dunque, i miglioramenti registrati dal “primo Siri” alla telefonata di “Duplex”: ma quali sono le applicazioni concrete e presenti dell’intelligenza artificiale?

L’intelligenza artificiale è già tra noi

Quando sentiamo parlare di Intelligenza artificiale probabilmente siamo abituati a pensare a robot umanoidi in grado di svolgere in autonomia compiti complessi o a dei super-soldati usciti da Guerre Stellari o Terminator, pronti a conquistare il mondo. Ma non ci accorgiamo che l’intelligenza artificiale è tra noi e vi interagiamo continuamente.

Cerchiamo qualcosa su un motore di ricerca? Un’intelligenza artificiale deciderà l’ordine dei risultati. Vogliamo guardare un film in streaming? Un’intelligenza artificiale ci suggerirà i contenuti più affini ai nostri gusti. Impostiamo il navigatore? Un’intelligenza artificiale ci segnalerà il percorso più veloce. Facciamo la spesa al supermercato? Probabilmente un’intelligenza artificiale ha contribuito a determinare la disposizione dei prodotti sugli scaffali.

Sul mercato, per proseguire con gli esempi, sono presenti decine di braccialetti e orologi “smart” che analizzano il nostro stile di vita, monitorando la nostra attività fisica, la quantità e la qualità del sonno e i nostri parametri vitali, usando tutti questi dati per suggerirci come migliorare la nostra salute.

Per poche decine di euro, inoltre, possiamo dotare il nostro salotto di un assistente vocale e addirittura il gabinetto, stando a quanto presentato a Los Angeles nel corso del CES 2019, può diventare “intelligente” con altoparlanti, illuminazione d’atmosfera e tavoletta riscaldata gestiti direttamente attraverso comandi vocali e Amazon Alexa.

La rivoluzione sta arrivando

I segnali del presente ci dicono che, in futuro, l’intelligenza artificiale potrebbe giocare un ruolo sempre più cruciale nelle nostre vite: nella sanità, la tecnologia potrà aiutare i medici nella diagnosi, sfruttando i dati contenuti negli archivi di tutto il mondo per individuare, in pochi secondi, la patologia che affligge il paziente.

Inoltre, l’intelligenza artificiale potrà essere utilizzata per trovare nuovi farmaci e, in una società in cui l’età media della popolazione cresce inesorabilmente, giocherà un ruolo chiave per garantire a ogni anziano un’assistenza adeguata.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro, la diffusione di questi sistemi potrebbe “liberare” l’uomo da attività ripetitive e alienanti e, allo stesso tempo, favorire la nascita di nuove professioni.

Infine, i sistemi di guida autonoma, sempre più affidabili e performanti, stanno cambiando lentamente ma in modo inesorabile anche il settore dei trasporti. Ma a cambiare saranno anche (e soprattutto?) i rapporti sociali, forse anche i legami affettivi.

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I legami affettivi

È possibile creare un legame affettivo con una macchina? La risposta è sì, soprattutto se ha sembianze simili alle nostre.

Questo fenomeno, chiamato antropomorfizzazione, ci porta a riconoscerci e provare empatia verso un’entità che abbia caratteristiche che ci permettano di attribuirgli un certo grado di coscienza. Si tratta di un ambito molto studiato e sfruttato per attivare una risposta empatica: dalle mascotte ai personaggi dei cartoni animati, passando per la mitologia, il rendere umano un oggetto, un animale o un concetto ci permette in qualche modo di renderlo nostro.

Al di là dell’aspetto, però, quello che crea il legame è anche la capacità di interazione: proprio su questo si basano gli assistenti virtuali, sempre più in grado di assecondare le nostre richieste senza battere ciglio.

I sistemi di IA, inoltre, se addestrati sono in grado di apprendere, conservare e replicare i tratti peculiari di un individuo, il suo modo di porsi e parlare: è il caso, per esempio, dal sistema messo a punto da Eugenia Kuyda, che dopo la scomparsa dell’amico Roman a novembre 2015 decise di realizzare, insieme a un altro sviluppatore, una chatbot che riprendesse i tratti dell’amico defunto.

Una sorta di alter ego digitale, “nutrito” delle informazioni contenute nei messaggi e sui profili social di Roman e in grado di sostenere una conversazione via chat e tenere vivo il ricordo del ragazzo.

La vera sfida ora non è tecnologia, ma etica e sociale

Il 2019 potrebbe passare alla storia come l’anno dell’Intelligenza artificiale e quelli elencati qui sono solo alcuni degli utilizzi di questa tecnologia, esempi che offrono un assaggio della portata dei cambiamenti a cui stiamo andando incontro. Le grandi rivoluzioni, però, portano con sé alcune domande, che devono essere affrontate per individuare la strada verso il migliore dei futuri possibili.

I sistemi di intelligenza artificiale imparano elaborando immense moli di dati, ma chi può esercitare il possesso di tutte queste informazioni? Chi decide, in caso di situazioni di emergenza, quale scelta dovrà compiere la macchina? Chi paga in caso di errore?

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Si tratta di quesiti di natura giuridica, sociale ed etica, che non possono e non devono essere sottovalutati. Per questo motivo l’Unione Europea ha formato un gruppo di esperti per lavorare alla stesura di un documento che contenesse delle linee guida efficaci e condivise per lo sviluppo di questa tecnologia.

Sempre per questa ragione diverse realtà, accademiche e non, si stanno mobilitando per rendere queste innovazioni accessibili a tutti e, allo stesso tempo, creare una maggiore consapevolezza sugli impatti che avranno sulla nostra società.

Tra queste c’è Impactscool, organizzazione nata proprio per alimentare la discussione su questi temi e preparare le nuove generazioni, ma non solo, ai cambiamenti in atto.

L’intelligenza artificiale è già tra noi, capiamo come sfruttarla e, soprattutto, come evitare di subirla.





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