Molte aziende scelgono di coltivare le skill digitali dei propri dipendenti


Immaginiamo di essere a Londra, una città dal fascino intramontabile, ambita destinazione di giovani pieni di sogni e meta turistica di mezzo mondo. Una città in cui possiamo trovare quel genere di cose di cui non avremmo mai pensato di aver bisogno.

Londra piace a tutti: conta più di 8 milioni di abitanti, più i turisti in giro per le strade affollate alle ore di punta. Mettiamoci la fame incontenibile della pausa pranzo che ci assale proprio al supermercato, mentre vorremmo addentare anche il povero commesso di turno. Calma, deponiamo coltello e forchetta.

L’esempio di Marks and Spencer

Immaginiamo che, invece, potremmo impiegare solo 40 secondi per comprare il pranzo. Già, 40 secondi! Esattamente quello che sta accadendo in alcuni negozi Marks and Spencer: il rivenditore ha infatti lanciato un servizio gratuito, inizialmente in sei negozi, che permette, attraverso un’app, di pagare gli articoli che si desidera acquistare. Addio fila in cassa, anche il commesso è salvo.

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Un cliente da Marks and Spencer, Londra © Bloomberg

Si, è vero, non si sono inventati nulla di nuovo. L’idea è proprio quella di Amazon che ha aperto il primo supermercato al mondo senza casse, a Seattle, usando sensori e intelligenza artificiale.

I clienti usano il proprio cellulare come se fosse un tesserino di identificazione e poi possono fare la spesa, prendendo i prodotti senza l’uso di carrelli e addebitando tutto senza dover tirar fuori il portafoglio. Ma questa è Amazon, ci si aspetta sempre qualcosa fuori dal comune.

Perché un brand tradizionale come Marks and Spencer decide di intraprendere una strada simile

Per competere nel mercato di oggi, avere un nome e prodotti di qualità non basta più. C’è ne rendiamo conto ogni giorno: basta guardare i piccoli commercianti che provano a resistere alle spallate dei nuovi colossi commerciali.

Come possono misurarsi con loro? Molte attività simili a Marks and Spencer ci stanno provando e stanno investendo le proprie risorse sulle persone che lavorano con loro da anni.

L’innovazione parte dalla testa, e alla base di ogni azienda, ci sono i dipendenti

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Una giusta direzione può essere quella di formare il personale colmando eventuali lacune digitali.

La forza motrice delle grandi aziende deriva da menti dinamiche, giovani, che smanettano dalla mattina alla sera su smartphone, tablet e pc. Gestiscono vari profili social in un batter di ciglia. Sorseggiano una tazza di caffè, davanti al distributore in ufficio, mentre aggiornano il proprio stato su Facebook e girano una mail al proprio capo.

Possiamo stare al passo se il nostro team ci mette una vita ad imparare il programma per la gestione degli ordini?

Impiegare personale con adeguate skill digitali è complicato. La forza lavoro disponibile sta invecchiando e i giovani laureati e i più qualificati sono attratti dalle aziende più grandi e innovative, che spesso sono all’estero.

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Simmone Haywood, responsabile del personale di Marks and Spencer, è partita da questa riflessione per rivedere e lanciare un programma di riqualificazione del proprio team: insegnare al personale i linguaggi di apprendimento automatico e di codifica come R e Python.

Il fatto che un’azienda con una storia solida alle spalle decida di mettersi nuovamente in gioco, partendo proprio dai suoi punti deboli, è già un segno di vera innovazione.

Come si stanno muovendo Marks and Spencer e altre aziende

Al programma di formazione parteciperanno tra  35 e 150 dipendenti, durerà 18 mesi e sarà portato avanti con l’aiuto di Decoded, un’azienda tecnologica che ha collaborato con istituzioni come il Ministero della Difesa del Regno Unito e aziende come l’unità di ricerca di Google DeepMind.

Strutturato come un apprendistato, con i lavoratori che trascorrono un quinto del loro tempo lontano dai loro ruoli quotidiani, studiando la codifica e le altre competenze digitali.

Marks and Spencer sta finanziando il programma in parte attraverso l’imposta di apprendistato del governo britannico, che aiuta le aziende a finanziare la formazione sul posto di lavoro.

Ci sono molte altre compagnie che hanno lanciato programmi simili, come il gruppo di telecomunicazione statunitense AT&T, che vuole riqualificare i suoi 250 mila dipendenti attraverso delle partnership con università e piattaforme online.

Walmart, multinazionale statunitense, proprietaria dell’omonima catena di negozi al dettaglio, ha creato delle accademie per formare i responsabili dei servizi alla clientela e il personale di raccolta dei generi alimentari online.

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Walmart , catena di negozi al dettaglio

Più strategica la strada di SAP, una società di software tedesca che ha ideato una serie di campi di addestramento e peer coaching per formare il personale sui servizi digitali. L’efficacia di tutte queste iniziative, però, deve essere ancora dimostrata.

Susan Lund, leader del McKinsey Global Institute, ci tiene a precisare che queste sono delle eccezioni e che la sfida per l’innovazione delle risorse umane è davvero considerevole. Sicuramente aumenteranno i budget a disposizione, perché è anche evidente che i flussi e i processi aziendali stanno cambiando.

La riqualificazione del personale è inevitabile, perché l’automazione rende obsolete le competenze esistenti. 

Inoltre, è stato stimato anche un drastico aumento della domanda di impiegati con competenze digitali, nel prossimo decennio, prevedendo anche un calo della “semplice figura del commesso”, così come siamo abituati a concepirla.

Secondo l’economista premio Nobel Joseph Stiglitz,  questi cambiamenti potrebbero contribuire a disordini politici se non gestiti bene.

Joseph Stiglitz

Egli afferma che: “C’è ovviamente molta ansia per il lavoro in tutti i paesi avanzati, non si tratta solo di posti di lavoro, non solo di salari e la crescente polarizzazione della forza lavoro. Si tratta di disuguaglianza e di cosa sarebbe la società senza lavoro. La mancata gestione del cambiamento, alimenterebbe non solo il nativismo che stiamo vivendo su entrambe le sponde dell’Atlantico, ma potrebbe alimentare una nuova era di fascismo”.

Il progetto di Carrefour

Il gruppo francese di supermercati Carrefour, il secondo retailer al mondo, ha firmato un accordo con Google per sviluppare nuovi canali per raggiungere più efficacemente anche i clienti online.

Come parte dell’accordo, Google insegnerà a 1.000 dipendenti come sfruttare le nuove tecnologie. Il progetto viene svelato, dopo l’annuncio da parte dell’azienda di un consistente numero di licenziamenti, come parte di un piano strategico che include un aumento degli investimenti digitali.

Uno sguardo ai primi risultati

Alcuni studi hanno dimostrato che i benefici della formazione interna potrebbero non essere ripartiti come ci aspettiamo.

Un’analisi dell’ European Sustainable Workforce Survey, un progetto finanziato dall’UE, condotta in 9 Paesi, ha dimostrato che i dipendenti più anziani avevano meno probabilità di partecipare alla formazione rispetto al personale più giovane. La ricerca inoltre mostrava anche che le dipendenti donne erano spesso escluse.

“È chiaro che coloro che studiano l’organizzazione della formazione, hanno un enorme impatto sull’accesso di che deve essere selezionato o meno per partecipare ai corsi”.  Afferma Jelle Lössbroek, ricercatore dell’Università di Utrecht che ha effettuato l’analisi.

Attualmente sta lavorando ad uno studio sui programmi di formazione digitale. “Il cambiamento tecnologico sarà una delle principali tendenze, così come lo sarà l’invecchiamento del mercato del lavoro. Sarò interessato a vedere come si combinano”.

Per le imprese, la sfida più grande è la dimostrazione dei benefici finanziari di questi programmi, specialmente se il personale, poi, sfrutterà queste nuove competenze in altri ambiti lavorativi più remunerativi.

Questo rischio ha portato alcuni imprenditori a sostenere che la formazione sul posto di lavoro dovrebbe essere finanziata dai governi, perché il beneficio finale è a giovamento di tutta la società: lavoratori e acquirenti compresi.

Come possono tutte queste aziende rendersi conto se gli investimenti per incrementare le digital skill dei dipendenti avranno successo?

Simmone Haywood crede che i primi segnali verranno proprio dalle idee come quella dei negozi privi di casse, adottata già nel suo Mark & Spencer.

Staremo quindi a vedere.

La situazione in Italia?

Abbiamo visto la situazione nel resto del mondo, ma in Italia, come siamo messi?

Diciamo che i lavoratori italiani sono ancora impreparati, specialmente le donne. Le competenze più richieste vanno dal coding alla gestione dei profili social. Sono ancora troppo poche le figure competenti nella programmazione informatica, specie se consideriamo le donne.

Il coding è una sorta di nuova lingua che ci permette di “dialogare” con l’hardware per assegnargli dei compiti e dei comandi. Quello che possiamo tranquillamente asserire, dopo aver visto le proiezioni nei prossimi anni in tutto il mondo, è che occorrono maggiori investimenti in capitale umano, nell’innovazione e nella capacità amministrativa.

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In Italia particolarmente è necessario ridurre la disparità regionale in tutti i settori.

Entro il prossimo anno, resteranno vacanti oltre 900 mila posti di lavoro, in tutta Europa, a causa del divario tra competenze tecnologiche acquisite e richieste dal mondo del lavoro.





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