Perché avere un hobby potrebbe salvare la tua carriera (e la tua psiche)


Quest’estate avevate voglia di una vacanza diversa, volevate lasciarvi alle spalle le nuvolette di smog, quelle che hanno avvolto le vostre mattinate per tutto l’inverno. Alzare gli occhi al cielo, limpido e azzurro, e farvi vezzeggiare dai raggi del sole. Magari avete una nonna che vive in un piccolo paesino in montagna che, quando eravate bambini, vi preparava sempre dei manicaretti con le sue mani, e vi siete decisi, finalmente, ad andare a trovarla. E quindi, per qualche settimana, addio ad aperitivi last minute, passare intere serate a mangiare buste di patatine sul divano a guardare Netflix, o ad ordinare pizza e panini vegan super colorati a cena senza osare mettere la testa fuori di casa perché, il giorno dopo, dovete lavorare e svegliarvi presto. Molto presto.

Appena arrivati, oltre a ricevere una doppia razione di qualsivoglia pietanza perché vostra nonna vi trovava “sciupati”, vi siete sentiti strani. Ossigeno puro nella testa, la vostra mente era sgombra da qualsiasi preoccupazione, deadline, mail da ricevere o inviare, e vi siete rilassati. Siete stati con vostro zio in campagna, a raccogliere le ciliege dagli alberi, o siete andati con i vostri cugini al lago. Avete provato il campeggio, preparato la marmellata di more con la nonna, letto un libro stesi su un’amaca e dormito sotto le stelle. Vi siete divertiti, avete fatto nuove esperienze, conosciuto persone, avete provato cosa sia trascorrere una giornata senza corse e scadenze, e adesso, tornati a casa, oltre alla malinconia, vi sentite rigenerati.

Non sarebbe bello portare tutta questa spensieratezza nel tran tran quotidiano?

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Il lavoro nobilita l’uomo, ma anche un hobby può farlo

Tornare alla propria routine non è semplice, ma Settembre è appena iniziato, avete in mente tanti buoni propositi, tra cui sfruttare al meglio il vostro tempo libero e crearvi un hobby, proprio come avete fatto durante quei giorni di leggerezza.

Già, il tempo libero. A nessuno sembra di averlo davvero. La mattina si corre per andare a lavoro, il pomeriggio si corre per scappare dall’ufficio e poi ci sono i mezzi da prendere per tornare a casa, il traffico nelle ore di punte, le bollette da pagare. Praticamente l’ultimo hobby che avete avuto è stato il salto del carrello, al supermercato, per raggiungere la cassa prima della solita e flemmatica vecchietta.

Perché è così importante avere un hobby?

Ritagliarsi del tempo libero per dedicarsi ad un hobby, oltre a sembrare una sfida, è stimolante. È la chiave per incrementare la propria creatività, produttività, memoria e concentrazione. Fare qualcosa che amiamo, magari all’aperto, con le persone con cui stiamo bene, rilascia una sostanza molto importante per il nostro cervello, la dopamina, che viaggia lungo il percorso mesocorticale, responsabile della pianificazione, delle responsabilità e definizione delle nostre priorità.

Purtroppo avere un passatempo diventa sempre più difficile, stiamo letteralmente perdendo l’arte dell’hobby, uno dei modi migliori di trascorrere le ore lontano dalle scartoffie, e questo potrebbe essere alla base del burnout, una condizione di esaurimento emotivo che nasce in un contesto lavorativo pressante, e della diminuzione della creatività.

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Che cos’è il tempo libero?

E chi lo sa, avremmo voglia di rispondere frettolosamente e un po’ stizziti.  Quando la giornata lavorativa si conclude, siamo così stanchi che le energie si sono totalmente prosciugate e crediamo che dedicarci ad altre attività ci finisca di abbattere mentalmente ed emotivamente, o ci sentiamo in colpa se non sfruttiamo ogni minuto del nostro tempo libero per fare qualcosa di produttivo.

Dovremmo allontanare questi pensieri, fermarci un attimo e renderci conto che, un hobby, può essere davvero la cosa più positiva per il nostro spirito e anche per il nostro lavoro. In che senso? Partiamo con ordine.

Quando abbiamo perso il tempo libero?

Per capirlo, dobbiamo tornare indietro nel tempo, quando il lavoro era una necessità e non lo scopo della vita. Si lavorava per vivere, e non viceversa, si lavorava per soddisfare un bisogno. Il concetto di tempo libero è nato con la Rivoluzione Industriale ed era quell’insieme di attività che si fanno al di fuori dell’orario di lavoro.

Chi aveva la fortuna di essere benestante o chi si era arricchito con gli anni non aveva stimolo per lavorare, aveva appunto molto tempo libero e ciò è stato visto come qualcosa di desiderabile fino alla Grande Depressione, per poi diventare un nemico da temere, perché avere tempo libero significava non lavorare. Vi suona familiare, eh?

Il “workism” come religione

Successivamente il lavoro è diventato il primo obiettivo da raggiungere, una sorta di divinità da venerare, perché si tende sempre di più ad identificare e etichettare qualcuno per quello che fa invece che per quello che è. Oggi, per la prima volta nella storia, gli uomini ricchi e di successo, non hanno uno svago, nel senso classico del termine, scrive l’economista Robert Frank sul Wall Street Journal.

In un articolo sul The Atlantic, Derek Thompson, giornalista americano, sottolinea che le persone più ricche e istruite lavorano più di quanto non facessero decenni fa.

Per i più poveri e la classe media, il lavoro resta una necessità, qualcosa da fare, accontentandosi di ciò che capita tra le mani. Per l’élite è sinonimo di identità. Si parla di “workism”, ossia il lavoro finalizzato non solo alla produzione economica, ma vero e proprio fulcro della propria esistenza, come se lo scopo della vita sia unicamente fare carriera.

Sempre più imprenditori e imprenditrici si dedicano al lavoro anima e corpo, lavorano ogni giorno, anche durante le feste, scegliendo l’ufficio come meta preferita di tutto il tempo che hanno a disposizione. E quindi quale sarà il loro svago? Robert Frank rincara, dicendo che, per queste persone, costruire ricchezza è un processo creativo, il più divertente che ci sia.

Carriera: amore o ossessione?

Secondo un recente rapporto del Pew Research, il 95% degli adolescenti ritiene che trovare un lavoro e crearsi una carriera soddisfacente è un desiderio che sta al di sopra di qualsiasi altra priorità nella vita. È più importante di aiutare gli altri o crearsi una famiglia.

I millennials sono bombardati da stimoli, sono in ansia perenne perché hanno paura di non riuscire a realizzarsi, a fare carriera e ad avere successo nella vita. Sono convinti che questi obiettivi sono raggiungibili solamente attraverso la ricerca del lavoro dei sogni, quello che fa sbarcare il lunario, quando invece dovremmo smetterla di considerarci utili e produttivi solamente guadagnando bene.

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Intanto però emergono dati allarmanti sulla salute dei lavoratori. Il 95% dei responsabili delle risorse umane, concorda sul fatto che il burnout rallenta e mette a rischio la qualità del lavoro. Lo stress sul posto di lavoro costa da 125 ai 190 miliardi l’anno. I dipendenti coinvolti stanno iniziando a mostrare segni di cedimento sulla produttività, mettendo a rischio le aziende di perdere parte del loro personale più motivato ed efficiente.

Un esempio possiamo trarlo proprio dalla Silicon Valley. Qui, un recente sondaggio ha rivelato che oltre il 57% dei dipendenti soffre di bornout. Invece di avere paura del tempo libero, dovremmo rallentare questa corsa frenetica al “dover fare”, al dover mostrarci per forza vincenti, per concentrarci su ciò che ci piace fare e prenderci delle ore da dedicare a noi stessi.

Hobby e produttività sul lavoro

Come può allora un hobby portare beneficio alla psiche e, di conseguenza, anche al lavoro?

I dipendenti felici sono più produttivi del 20%. I venditori più felici, in particolare, aumentano le vendite del 37%.

Scarabocchiare può migliorare la memoria del 29% e l’esercizio cardiovascolare migliora la cognizione e le prestazioni mentali. Ora non avete più scuse per rimandare l’iscrizione in palestra. Le persone che leggono libri hanno più attività nella parte del cervello associata al linguaggio e all’intelligenza. E, inoltre, uno studio condotto dal San Francisco State University ha scoperto che le persone che svolgevano un’attività creativa hanno ottenuto un punteggio del 15-30% più alto nelle classifiche sulla produttività e avevano maggiori capacità di problem solving.

Creare tempo per gli hobby non è più solamente una necessità individuale, ma è fondamentale per il mantenimento di un’azienda competitiva.

Credete ancora che avere un hobby sia futile?

“Ma non ho tempo” potreste ancora incalzare. Tutti la pensiamo così, ma le ricerche affermano che, in realtà, il tempo libero è aumentato. Per gli uomini da sei a nove ore alla settimana negli ultimi 50 anni. Per le donne da quattro a otto ore alla settimana.

I benefici di fare ciò che ci fa stare bene

E se non siete ancora convinti…

Secondo le ultime ricerche sull’intrattenimento, i giochi fatti da bambini facilitano una sorta di apprendimento e pensiero che ambienti come la scuola non possono fornirci.

La scuola stessa, invece, è il luogo in cui la maggior parte di noi impara a vedere lo studio come un lavoro da ricompensare, secondo lo psicologo dello sviluppo Peter Gray. Quando siamo adulti, dice Bowen F. White, medico e autore di Why Normal Isn’s Healthy, l’unico tipo di gioco che ci piace è quello competitivo.

Il gioco non competitivo può effettivamente renderci più competitivi.

Tra il 1958 e il 1978, un professore di fisiologia di nome Robert Root-Bernstein studiò gli effetti degli hobby sulla vita di 40 scienziati. I suoi risultati mostrarono che, quando gli scienziati si dedicavano a un hobby che coinvolgeva immaginazione, attività pratiche, arte e musica, erano più efficienti nel proprio lavoro e pubblicavano più ricerche.

Hilary Conklin afferma che tutto questo deriva dalla possibilità di creare nuove idee.

Queste nuove idee spesso derivano dall’attivazione dell’energia mentale dedicata all’inconscio, afferma lo psichiatra Srini Pillay.
Inoltre aggiunge che avere una strategia è importante e la concentrazione è essenziale, ma tuttavia, se si sta cercando di fare un grande cambiamento nella propria vita in modo esponenziale, allora bisogna imparare a coltivare il terreno dell’inconscio, perché è lì che risiede l’azione.

Lo scrittore e psichiatra Stuart Brown, sintetizza che il gioco è un catalizzatore, un piccolo investimento che migliora la nostra produttività e felicità.

Tutto questo parlare di aumento della produttività entusiasma, ma non bisogna cercare un hobby che possa giovare alla propria carriera, non è questo lo scopo di sfruttare al meglio i propri attimi di libertà.

Gli hobby non sono il prolungamento del nostro lavoro, ma lo esaltano

Secondo il dottor S. Ausim Azizi, presidente del dipartimento di neurologia della School of Medicine della Temple University di Filadelfia, dedicarsi agli hobby che si avevano da bambini, ha il potere di attivare i nostri centri del piacere, perché ricordiamo momenti felici.

Quando le persone fanno cose che le fanno sentire bene si attiva un’area del cervello chiamata nucleo accumbens, che si occupa della produzione dei ricordi che coinvolgono gli stimoli silenti positivi e negativi.

Inoltre imparare cose nuove flette una parte del cervello che di solito non si usa. Suonare uno strumento musicale rafforza il corpo calloso, il quale collega l’emisfero destro e sinistro, stabilendo nuove connessioni. Danza, arti circensi, musica, teatro e sport rafforzano tutte le funzione esecutive. Giochi strategici, come gli scacchi migliorano la plasticità del cervello, costringendoci a raccogliere più informazioni. Imparare una nuova lingua sviluppa la nostra riserva cognitiva.

In un mondo in cui viviamo per lavorare, fare qualcosa che non ci faccia guadagnare economicamente o professionalmente può condurci in un regno creativo tutto nostro.

Alla ricerca del flusso

Perdere la cognizione del tempo, trovare il flusso, il centro di se stessi dedicandosi ad un’attività diversa da ciò che facciamo tutto il giorno. A volte possiamo spremerci le meningi per ore a fissare lo schermo del pc o passare pomeriggi con la testa sui libri, o a navigare tra pile di documenti infiniti, quando basterebbe allontanarsi per un po’ da tutto questo vortice di impegni, obblighi e date cerchiate con un pennarello rosso, e puntare gli occhi al cielo.





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