Renault: la fusione non si fa. Torino ritira l’offerta di matrimonio


FCA ha ritirato la sua proposta di fusione con Renault perché in Francia “mancano le condizioni politiche”. In una nota diffusa la scorsa notte, da Torino hanno annunciato “con effetto immediato”, il ritiro dell’offerta d’integrazione da 33 miliardi di euro, dopo il CDA presieduto da John Elkann che si è tenuto a Londra. Poco prima, Renault, al termine della riunione del board andata avanti per oltre 6 ore, aveva fatto sapere di non essere stata in grado “di prendere una decisione a causa della richiesta manifestata da rappresentanti dello stato francese di posticipare il voto ad un altro consiglio”. Secondo indiscrezioni, a votare contro la proposta di fusione nel CDA di Renault sarebbero stati solo il governo francese e un rappresentante sindacale mentre il consigliere di Nissan si sarebbe astenuto.

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La proposta

Il 27 maggio, FCA aveva presentato una proposta di fusione 50-50 al Gruppo Renault, per la nascita del terzo produttore al mondo di auto di 8,7 milioni di vetture l’anno e un fatturato di circa 170 miliardi di euro (secondo i risultati 2018). La proposta prevedeva 5 miliardi di euro di sinergie e la creazione di una capogruppo olandese quotata a Milano, Parigi e New York, partecipata dagli attuali azionisti di FCA e Renault in modo paritetico.

Il punto

Dunque, a mettersi di traverso sul matrimonio alla pari, secondo il Lingotto sarebbe il Governo francese. Secondo l’Eliseo invece, le negoziazioni si sono fermate sul nodo Nissan.

Tre condizioni su 4

Quattro erano le condizioni poste da Parigi per il via libera: la realizzazione dell’operazione come parte dell’alleanza tra Renault e Nissan, la conservazione di posti di lavoro e dei siti industriali in Francia, una governance rispettosa dell’equilibrio di Renault e FCA e la partecipazione del futuro complesso industriale sullo sviluppo di batterie avviato da Matignon con la Germania.

Tavolo teso

Secondo quanto dichiarato ufficialmente dal gabinetto del Ministro delle Finanze transalpino Bruno Le Maire «un accordo era stato raggiunto su tre di queste condizioni. Rimaneva da ottenere il supporto esplicito di Nissan. Lo Stato voleva quindi che il consiglio di amministrazione avesse altri cinque giorni per garantire il sostegno di tutte le parti interessate». Un tentennamento che ha fatto saltare le carte in un tavolo già teso.





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