stiamo davvero cambiando le strategie a favore del pianeta?


Climate Change, riscaldamento globale, Global Warming. Chi non ha iniziato a farsi domande e a documentarsi maggiormente sulle azioni quotidiane che hanno un impatto notevole su questa problematica?

Per capire l’interesse crescente per il tema, basta compiere una breve analisi su Google Trend, digitando la parola Climate Change.

Prendendo ad esempio il Regno Unito, scopriremo che il numero il numero di ricerche della parola Climate Change è quadruplicato negli ultimi 5 anni, con una tendenza sempre crescente, raggiungendo il picco di ricerca il 21 aprile 2019, il giorno prima della Giornata Mondiale della Terra.

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Il 2019 è l’anno in cui si è maggiormente discusso del cambiamento climatico e dei sui effetti. Ogni settore di consumo ha preso consapevolezza del problema e ha iniziato a promuovere iniziative volte alla sensibilizzazione.

Punto di svolta per il business

Bisogna fare attenzione a non confondere un’iniziativa marketing per sensibilizzare, con una strategia di mercato che porti ad un miglioramento del proprio impatto sull’ambiente.

Una strategia di marketing punta a catturare l’attenzione, a generare una discussione, e un piccolo cambiamento nelle abitudini del proprio consumatore.

Un esempio di una strategia di marketing efficace è l’iniziativa di Netflix con WWF e la serie di documentari Our Planet.

Un’ottima comunicazione,  che ha portato alla luce la bellezza nascosta del nostro pianeta, irrinunciabile ma in grave pericolo se non riuscissimo ad intervenire sui nostri comportamenti.

Il cambiamento però deve partire non solo dai consumatori ma anche dai brand a cui si affidano; questo è il motivo per cui sempre più millennial sono interessati a prodotti e a aziende, guidate da una purpose, una finalità.

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L’efficacia di una purpose strategy

Alla generazione dei millennial appartiene circa il 30% della popolazione mondiale, e sono i primi ad essere cresciuti veramente con la consapevolezza dell’impatto dei consumi e dei comportamenti sull’ambiente che li circonda.

La tecnologia ha aiutato ad accrescere questa consapevolezza grazie al numero di informazioni sul problema, almeno dieci volte maggiore rispetto ai propri genitori; sono la generazione che ad oggi chiede maggiormente una risposta da organizzazioni governative e da brand di agire ora per fermare il climate change.

L’87% di loro ritiene che le grandi multinazionali di ogni settore dovrebbero iniziare ad attuare delle politiche interne al loro business a favore dell’ambiente. Da qui la necessità di attuare delle purpose driven strategy, da includere nelle strategie di medio-lungo termine.

Una purpose strategy non deve essere confusa con una strategia commerciale. Bisogna costruire un piano di business che veda oltre il successo economico e che metta in primo piano un obiettivo non solo di fatturato.

Una purpose crea brand awareness e aumenta la credibilità rendendo la generazione millennial parte di un progetto.

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Primi piccoli passi per combattere il climate change

Nel panorama mondiale esistono già degli esempi concreti: il primo è IKEA,che ha introdotto un programma di controllo riguardante l’approvvigionamento del legno per mobili e altri oggetti venduti dal brand svedese.

L’obiettivo per il prossimo anno, 2020, è quello di utilizzare la maggior parte del legno proveniente da risorse e fornitori sostenibili, controllando inoltre il processo di lavorazione per minimizzare lo spreco di materiale.

Un secondo esempio, la cui notizia è giunta pochi giorni fa, riguarda il colosso del fast fashion Inditex. L’ultima dichiarazione è che utilizzerà materiali riciclati al 100%, organici e sostenibili entro il 2025.

Il piano, entro il prossimo anno, è già quello di avere in negozio il 25% della collezione creata con materiali riciclabili, formando i designer sul tema dell’economia circolare.

La strada è ancora lunga, ma se, dalle multinazionali alle piccole imprese, ascolteremo la voce della nuova generazione, forse abbiamo ancora una piccola e unica possibilità di salvare il nostro pianeta.





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