Tiera Fletcher, la 24enne che spedirà l’uomo sulla Luna e poi su Marte


QUANDO era bambina, metteva le Barbie in un razzo giocattolo e le spediva nello spazio. Ora che il razzo lo sta costruendo davvero spera di far arrivare l’uomo su Marte. Tiera Guinn Fletcher, ventiquattrenne afroamericana, è una delle ingegnere al lavoro per Boeing sullo Space Lunch System della Nasa: “Il più potente sistema di lancio mai realizzato”. Recentemente l’agenzia spaziale statunitense ha annunciato di volerlo utilizzare per la prossima missione che punta a riportare l’uomo sulla Luna nel 2024. Guinn Fletcher ne parlerà al Festival delle scienze di Roma, in programma dall’8 al 12 aprile.

Ha mai subito discriminazioni?
“Come giovane, donna, afroamericana sono tre volte in minoranza, quindi sì, posso dire di aver subito discriminazioni. Anche se si è trattato per lo più di discriminazioni velate. Non esattamente esplicite, ma ugualmente presenti. A volte mi hanno esclusa dalle riunioni e ho dovuto ripetutamente provare di essere competente. Ma mi sono fatta scivolare tutto addosso e ho lasciato parlare il mio lavoro perché è questo ciò che conta”.


Tiera Fletcher, la 24enne  che spedirà l'uomo sulla Luna e poi su Marte

credit: Michael Scharwz

Quando è nata la passione per lo spazio?
“Fin da piccolissima ero appassionata di scienze, tecnologia e  matematica. Un amore che mia madre ha incoraggiato, facendomi calcolare gli sconti sulla spesa. Ho capito cosa avrei fatto da grande a undici anni, quando ho scoperto l’esistenza dell’ingegneria aerospaziale grazie a un programma scolastico”.

E’ stato facile?
“No, per niente. Bisogna studiare molto, ovviamente, e entrare nell’ottica che non bastano i libri, c’è molto da imparare anche sul campo. Per anni, però, il mio principale nemico sono stata io. Ho faticato a liberarmi dal pensiero di non essere intelligente abbastanza, o brava abbastanza. Il primo passo verso il successo è credere in se stessi. Sembra scontato, ma non lo è affatto”.

Di che cosa si occupa esattamente?
“E, soprattutto, ho l’opportunità di toccare il razzo ogni giorno”.

Quando vedremo l’uomo su Marte?
“Le nostre priorità sono cambiate dopo l’annuncio. Ora ci stiamo focalizzando sull’obiettivo a breve termine che, tuttavia, ci apre la strada verso Marte. La Luna è molto più vicina. Usando un’analogia, possiamo considerarla come un pit stop”.

C’è qualche altro sogno che vorrebbe realizzare?
“Uno dei miei motti è di sognare sempre più un grande, altrimenti ci si annoia. Mi piacerebbe proseguire ulteriormente gli studi e fondare una no profit. Poi, da cinque mesi sono diventata mamma di Myron”.
 


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