Tutti i cambiamenti del modo di far azienda della Digital Economy


Come ci insegna la storia ogni rivoluzione industriale parte da un’innovazione, da un’idea distruttiva; nemmeno la quarta rivoluzione industriale di cui siamo protagonisti è da meno. Questa volta, si tratta della digital distrupion, ossia della necessità di cambiare processi, procedure e relazioni includendovi il fenomeno della digital trasformation, la nuova economia basata su nuove tecnologie digitali di comunicazione (in inglese ICT).

Questo significa che digital economy e internet economy sono sinonimi? No, o meglio, l’internet economy composta dagli strumenti tecnologici e dalla rete è la base della digital economy, l’economia digitale che vede costante lo scambio di informazioni e dati attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Essere protagonisti di una rivoluzione industriale, però, non significa essere sempre pronti al cambiamento che la stessa comporta, l’Italia, per esempio, secondo l’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi 2019) elaborato dalla Commissione europea, si piazza al 24esimo posto e ancora molta strada da fare

Internet economy o digital economy, facciamo chiarezza

Bad News: Internet economy e digital economy non sono sinonimi.

È giusto partire dal fare chiarezza sul concetto di Internet Economy, anche perché, è la base su cui tutto ciò che è digitale, processi e comunicazioni, si fonda.

Internet, infatti, è il network dei computer connessi in rete in grado di comunicare tra loro attraverso dei protocolli e codici decodificabili negli hardware coinvolti. Grazie alla diffusione di Internet a livello mondiale è cambiato il modo di comunicare e di condividere le informazioni dando così vita alla digital transformation e all’attuale digital economy.

I problemi? Sicurezza di comunicazione e protezione dei dati. I benefici? Una maggior diffusione delle informazioni e una facilità di comunicazione tra i soggetti, oltre che la possibilità di accedere alle nuove tecnologie intelligenti (IoT).

La Digital Economy, invece, è molto di più di un insieme di tecnologie avanzate, ma è un sistema di relazioni e processi resi possibili grazie all’utilizzo della tecnologia, e, come ogni processo, più complesso da implementare e coordinare ad ogni livello dell’organizzazione.

La definizione “The digital economy is the worldwide network of economic activities, commercial transactions and professional interactions that are enabled by information and communications technologies (ICT)” apre il tema di quelle che sono le aree influenzate da questo nuovo modo di fare economia che ha portato ad una “distruzione digitale” in quella che era l’economia tradizionale.

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In particolare:

  • L’avanzare di smart working e lavoro flessibile, grazie a strumenti di connessione e piattaforme di condivisione delle informazioni, l’organizzazione aziendale può essere più fluida e il team può lavorare in ufficio come su una spiaggia caraibica, il dipendente ha più autonomia nella gestione del suo tempo, ma l’azienda deve “fidarsi” e riposizionarsi su un risultato ad obiettivo più che su le 8 ore del full-time;
  • Il superamento del concetto di Customer Care verso un concetto di Customer Experience, il cliente vuol sentirsi coinvolto dall’azienda non solo nel momento del post vendita, ma anche nel momento delle decisioni su nuove strategie aziendali. Ecco, ad esempio, che si fanno avanti le strategie multichannel in cui anche il negozio fisico punta agli strumenti online e digital per creare offerte personalizzate e convogliare la clientela nel punto vendita fisico
  • Digital Supply Networks, sistemi di reti digitali mondiali in cui scambiare e reperire informazioni; condizione essenziale per l’applicazione: sicurezza e protezione dei dati condivisi
  • L’affacciarsi sempre più prepotente delle tecnologie IoT (Internet of Things) anche nei processi industriali più tradizionali che necessariamente dovranno essere dominati dal capitale umano per rappresentare la svolta aziendale che tutti aspettavano

Figlie dell’era della Digital Economy sono tutte quelle “economie” che, grazie alle tecnologie su cui si fondano, hanno dematerializzato quello che sono gli aspetti fisici riconoscibili del loro servizio, basti pensare, ad esempio, a Deliveroo e simili il cui servizio è quello della consegna a domicilio, ma che non possiede nessuno dei mezzi che utilizza, il suo compito è quello di gestire al meglio la app che possiede con sistemi di comunicazione efficaci ed un network capillare, ai mezzi di trasporto ci pensa un altro.

La quarta rivoluzione industriale della digital transformation

Se con la terza rivoluzione industriale si parlava di digitalizzazione come introduzione di internet e delle nuove tecnologie per un nuovo modo di comunicare e fare impresa, con la quarta rivoluzione industriale la tecnologia, dall’IoT alla realtà aumentata, si fanno protagoniste dei sistemi produttivi mondiali; se un’azienda non vuol scomparire dal mercato è necessario che, prima o poi, digitalizzi i suoi processi e si tenga al passo coi tempi sia nel processo produttivo che nella modalità di interazione con la propria clientela.

Sicuramente il processo di digital transformation parte da una base tecnologica e dalle opportunità che questa porta con sé, come il caso di Netflix che da brand impegnato nel noleggio DVD si è convertito in una delle piattaforme di streaming online più diffuse al mondo: ma gli esperti concordano nel dire che una vera digital transformation è questione di cultura aziendale. Che tradotto potrebbe essere: è tutta una questione di persone.

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Per persone, in questo caso, si intendono tutti coloro che lavorano in azienda, dal boss agli ultimi collaboratori, tutti quelli, cioè, che hanno a che fare con l’impiego della nuova tecnologia in azienda.

Si parla quindi di reskilling, programmi e formazione dello staff aziendale in merito alle nuove tecnologie adottate sotto la guida di un CTO, Chied Transformation Officer; lo scopo è quello, oltre che formare il personale nell’utilizzo delle nuove tecnologie, di far entrare e accettare le stesse da uno staff magari tradizionalista o poco avvezzo ai cambiamenti, portando a diminuire quella sensazione di tecnologia a sostituzione dell’uomo verso una più corretta filosofia di tecnologia a supporto dell’uomo.

Le previsioni annunciano che entro il 2020 il 30% delle aziende mondiali avrà investito in nuove tecnologie dando vita alla loro trasformazione digitali. Certamente il livello sarà differente, ma questo testimonia come l’esigenza di andare tutti verso una maggiore digitalizzazione dei processi produttivi sia fortemente sentita.

The Digital Economy and Society Index (DESI), i Paesi europei sono davvero pronti?

A proposito del “a che punto siamo” l’Unione Europea, ogni anno, stila una classifica dei Paesi aderenti evidenziandone digitalizzazione e diffusione delle nuove tecnologie, come la connessione ad alta velocità o la diffusione di Internet tra la popolazione, riassumendo il tutto in un indice DESI (The Digital Economy and Society Index).


In attesa di DESI 2020, abbiamo dato un’occhiata all’analisi 2019 per l’Italia, 24esimi su 28, direi, per citare, #benemanonbenissimo.

Il nostro bel Paese è posizionato sotto la media europea per diffusione di connessione a banda larga (29esimo posto) e la diffusione dell’utilizzo quotidiano di internet, anche nel panorama PMI. Meglio invece per l’implementazione delle tecnologie 5G, la classifica puntuale ci classifica 19esimi, e per la digitalizzazione del comparto pubblico, intesa come l’offerta digitalizzata dei servizi, meno per quanto riguarda l’interazione tra i privati e le amministrazioni.

La vera nota dolente, però, riguarda la digitalizzazione del capitale umano. L’Italia è solo 26esima, ben al disotto della media EU, con anche una bassissima percentuale di neolaureati in ambito ICT, neanche a dirlo la professione più richiesta dal mercato in un’ottica di digitalizzazzione dell’economia.

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In generale i primi posti della classifica sono occupati dai paesi del Nord europa, in cui la digitalizzazione inizia già dalle scuole primarie e secondarie, anche attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologicamente avanzati: dopo di noi ci sono i Paesi dell’Est Europa.





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