tutti possiamo diventare il simbolo del cambiamento nel mondo


“Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero”.

Chi di noi almeno una volta nella vita ha sognato o addirittura pensato di poter cambiare il mondo? Di scoprire nuove galassie, di trovare la cura per malattie gravi, di salvare il pianeta?

Poi con il passare del tempo subentrano lo stipendio a fine mese, finire l’università, andarsene di casa, e la lista potrebbe continuare all’infinito. Quei sogni di cambiare il mondo svaniscono relegati nella nostra mente a un ricordo lontano e felice.

Ma non è così per tutti.

Cambiare il mondo: human rightsNel ventunesimo secolo, infatti, a fronte della relazione intima tra uomo e smartphone, c’è ancora chi alza la testa e grida forte al mondo che vuole cambiarlo. Non sono eroi nel modo in cui li abbiamo sempre immaginati, né sono nati come personaggi famosi e se lo sono diventati è spesso per la loro determinazione e coraggio per la difesa dei diritti.

Possiamo trovarci in disaccordo con le loro azioni, non fidarci dei loro scopi, criticarli per il modo di comunicare, ma una cosa è certa: non possiamo ignorarli.

Così anche l’attivismo di Nasrin SotoudehJoshua Wong e Greta Thunberg scuote gli animi di tutto il mondo e crea consapevolezza su temi sociali e ambientali, ingiustizie e abusi di diritti umani. Perché lo fanno? Semplicemente perché è giusto farlo.

Nasrin Sotoudeh

Ciao, mio caro Nima,

scriverti una lettera è davvero difficile. Come posso dirti dove sono quando sei così innocente e troppo giovane per comprendere il reale significato di parole come prigione, arresto, condanna, processo, ingiustizia, censura, oppressione contro l’emancipazione, libertà, giustizia e uguaglianza?

Nasrin Sotoudeh, lettera a suo figlio Nima di 3 anni, 2010

Nasrin Soutodeh, 55 anni, è un avvocato e attivista per la difesa dei diritti umani in Iran. Si trova in carcere da giugno 2018 condannata a 38 anni e 148 frustate. I reati di cui è accusata sono:

  • opposizione all’obbligo del velo, sia durante l’attività di avvocato che fuori;
  • attività pacifiche che le autorità hanno considerato come “criminali”, per esempio l’appartenenza a gruppi per i diritti umani come il “Centro per difensori dei diritti umani” e la “Campagna Step by Step” per l’abolizione della pena di morte;
  • la scelta di un avvocato indipendente invece di uno dall’elenco dei 20 selezionati dal capo del potere giudiziario.
attivismo: nasrin sotoudeh

Hosseinronaghi [CC BY-SA 4.0]

L’attivismo in difesa dei diritti umani

L’attivismo di Nasrin è iniziato nel 1995, quando a 32 anni diventa uno degli avvocati più attivi nella società iraniana e inizia a difendere persone con diritti umani negati (pena di morte minorile, protesta hijab) o che lottano per essi, come Omid Memarian, giornalista iraniano e blogger, arrestato per aver pubblicato articoli su giornali riformisti e aver dipinto in modo negativo la nazione e alimentato la questione delle donne.

Nasrin ha difeso, inoltre, le donne che protestano contro l’hijab (velo che copre il capo e le spalle), come Shaparak Shajarizadeh, condannata a 20 anni di carcere per aver rimosso il velo in pubblico e aver postato il video online.

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Grazie anche all’attivismo di Nasrin Sotoudeh, la condizione dell’Iran è uscita dai confini del Paese e sta mobilitando l’opinione pubblica mondiale.

Numerose sono le manifestazioni anche in Italia per la sua liberazione. Parigi si appresta in questi giorni a concederle la cittadinanza onoraria. La mobilitazione più grande giunge però da Amnesty International, che sta raccogliendo firme da presentare al Capo della magistratura Ebrahim Raisi per il suo rilascio. L’organizzazione è anche in diretto contatto con Reza Khandanm, marito di Nasrin, che sottolinea l’importanza di comunicare e diffondere la situazione in Iran e supportare Nasrin, così che l’interesse dell’opinione pubblica porti i leader mondiali a fare pressioni sull’Iran.

Joshua Wong

Puoi dire che abbiamo fallito perché non abbiamo raggiunto il cambiamento nel sistema politico. Ma noi abbiamo piantato un seme nelle generazioni più giovani. A differenza di coloro che hanno più di 40 anni, di cui il 70% si è opposto alle nostre azioni, migliaia di studenti di liceo si sono interessati alla politica grazie all’occupazione. E loro ci supportano.

Joshua Wong, 2017

attivismo: joshua wong

Nel 1997, dopo oltre 150 anni, il Regno Unito consegna Hong Kong, prima colonia britannica, alla Cina. Il cambiamento è storico e Hong Kong, che fino a quel momento aveva vissuto con valori occidentali, non viene automaticamente inglobata nel sistema della Repubblica Popolare Cinese, ma mantiene una sua autonomia e un suo sistema (l’accordo vale fino al 2047) pur essendo della Cina: “Un Paese, due Sistemi”.

Hong Kong infatti mantiene delle libertà, come un sistema economico capitalista, l’elezione dei propri leader, l’organizzazione sociale, lo stile di vita, i dritti e le libertà individuali, di espressione, di stampa, di riunione, sciopero, ricerca accademica, liberà del piano di studi. Almeno all’inizio così sembra.

Negli anni il controllo della Cina è man mano cresciuto e vedendo nei giovani di Hong Kong comportamenti poco patriottici il governo centrale propone di applicare nelle scuole un progetto di Istruzione Nazionale, volto cioè a introdurre programmi scolastici “di propaganda” definiti da Pechino.

Joshua Wong in quel periodo è uno studente di liceo e pensa che il Progetto di Istruzione Nazionale sia una mossa per il lavaggio dei cervelli che porterà alla perdita identitaria di Hong Kong. Questa cosa non gli va proprio giù.

Scholarism e il movimento degli ombrelli

Nel 2011 Joshua Wong fonda un gruppo studentesco di attivisti Scholarism e inizia a protestare in strada con qualche striscione e volantino. All’inizio i sostenitori sono davvero pochi, i genitori non vogliono che i propri figli siano distratti dalla scuola, ma poi giorno dopo giorno grazie alla sua determinazione, il movimento aumenta fino all’occupazione della piazza del governo nel 2012 con 120.000 sostenitori.

Il leader C.Y. Leung abbandona il piano di “Educazione Morale Nazionale” e lascia a ogni scuola la libertà di adottarlo o respingerlo. Ma la protesta di Joshua Wong è solo all’inizio.

cambiare il mondo: rivoluzione degli ombrelli

Pasu Au Yeung [CC BY 2.0 ]

Nel 2014 Pechino annuncia che i cittadini di Hong Kong potranno votare il loro governatore solo tra una lista di candidati pre-approvata dal governo centrale. Una duro colpo alla libertà di Hong Kong e alla democrazia.

Joshua Wong insieme a Scholarism torna allora in strada per protestare e in poco tempo si scatena una vera e propria rivoluzione: il cosiddetto “movimento degli ombrelli“.

Il movimento prende il nome proprio dagli ombrelli che la popolazione ha dovuto utilizzare per difendersi dai lacrimogeni e spray al peperoncino lanciati dalla polizia ed è divenuto in breve il simbolo della protesta durata 79 giorni per tutto il paese con migliaia di persone in strada.

Purtroppo non ha sortito gli effetti sperati, ma Joshua Wong condannato e finito anche in carcere per alcuni mesi non si arrende. Nel 2016 insieme ad altri attivisti decide di sciogliere Scholarism: sono cresciuti ormai, e fondano un partito politico pro-democrazia, Demosistō, di cui Joshua è segretario generale anche se non può candidarsi fino al 2022.

La lotta per la democrazia continua ancora oggi.

Greta Thunberg

Voi parlate solo di una infinita crescita della green economy, perché avete troppa paura di essere impopolari. Parlate solo di andare avanti con le stesse idee sbagliate che ci hanno messo in questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare è tirare il freno di emergenza. Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno, anche questo fardello lo lasciate a noi bambini.

Greta Thunberg, Cop 24 Katowice, 2018

Rispetto a Nasrin Sotoudeh e Joshua Wong, Greta Thunberg è una figura abbastanza controversa. Greta è un’attivista per l’ambiente e protesta contro il cambiamento climatico. Non rischia la prigione (almeno per ora), i governi sono disposti ad ascoltarla ed è nata in Svezia, un paese libero, e da una famiglia borghese. Greta ha la possibilità di scioperare liberamente per tutta l’Europa, postare sui social quello che pensa e dire francamente ai leader politici che sono bugiardi e hanno fallito.

cambiare il mondo: greta thunberg

Anders Hellberg [CC BY-SA 4.0]

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La popolarità di Greta Thunberg negli ultimi mesi è cresciuta a dismisura e l’opinione pubblica  è divisa letteralmente in due: chi la sostiene e manifesta con lei; chi pensa invece sia strumentalizzata dalle grandi organizzazioni ambientaliste, dai genitori o che sia addirittura frutto di una grande azione di marketing.

La protesta per cambiare il mondo

Greta Thunberg ha iniziato la sua protesta da sola, ogni giorno per tre settimane davanti al parlamento svedese nell’agosto 2018 con un cartello, “Sciopero scolastico per il clima”, e qualche volantino fatto in casa.

Poi ha postato su Twitter e Instagram quello che stava facendo e in breve i post sono diventati virali.

La protesta oggi ricorre ogni venerdì, ma Greta non è più sola, insieme a lei un movimento mondiale, Friday for Future, con migliaia di persone a seguito.

Lo scopo è creare consapevolezza verso il cambiamento climatico  affinché le persone (teenager e adulti) cambino il loro comportamento in senso sostenibile e facciano pressioni sui governi e aziende per abbassare le emissioni di C02, causate dall’utilizzo di combustibili fossili. L’obiettivo è dimezzare le emissioni di CO2 del 50% entro il 2030 ed eliminarle entro il 2050.

Si può ridurre l’uso dei Combustibili fossili?

Oggi, nonostante ci siano molte iniziative per riduzioni di CO2 e il tema del cambiamento climatico sia sul tavolo del Parlamento Europeo, per i governi e le aziende la dipendenza dai combustibili fossili è alta e difficilmente attuabile una sostituzione totale in direzione green e un cambio di sistema in così pochi anni. Le politiche di contenimento della temperatura sono estremamente onerose, per non parlare poi delle nuove economie, motore oggi del riscaldamento globale.

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Abbiamo bisogno quindi di Greta Thunberg?

Abbiamo bisogno di consapevolezza, di attenzione sul tema, di cambiare le nostre abitudini a favore di uno stile di vita sostenibile, di non incentivare il fast fashion, né il consumo massivo di carne, di lasciare la macchina a casa e chiudere l’acqua quando ci laviamo i denti.

Greta Thunberg forse non farà la Rivoluzione oppure salverà il pianeta, ma anche per una piccola percentuale porta e porterà cambiamento nello stile di vita di chi vuole seguirla e anche questo sarà un piccolo grande gesto per cambiare il mondo.





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