un miliardo di persone naviga dai Paesi emergenti (ma non per lavoro)


La gente vuole rimanere in contatto, divertirsi ed esprimersi, in qualunque condizione economica: è vero sia che ci si trovi a New York o a New Delhi.

Secondo Payal Arora, professore all’Università Erasmus di Rotterdam, Internet è “l’economia del tempo libero dei poveri del mondo“.

Nel suo libro “The Next Billion Users”, Arora svela che gli occidentali ritengono la povertà “una motivazione sufficiente per impiegare il tempo online per lavorare o cercare lavoro, invece di perdere tempo giocando”.

Solo in teoria: “i poveri” non la vedono affatto in questo modo. Anni di lavoro sul campo in tutto il mondo hanno portato la signora Arora a concludere che quando si tratta di collegarsi online, “il gioco domina il lavoro e il tempo libero supera il lavoro”.

In India, uno dei paesi che adesso consuma più banda per dispositivi mobili in assoluto, il contenuti più visti sono “Astrology, Bollywood, Cricket, and Devotion sites“.

Per anni l’Occidente ha pensato, in maniera un po’ arrogante, che i paesi in via di sviluppo avessero bisogno di applicazioni per il lavoro o l’educazione. Invece cercavano svago, contatti, giochi, insomma, come tutti, una fuga dalla routine e dal lavoro pesante.

La scoperta ha reso inutile l’approccio di diverse ONG che si erano impegnate per evangelizzare l’uso di internet come strumento di informazione e cultura. Che questa possa essere veicolata attraverso forme di svago, non c’è dubbio, ma la maggior parte delle persone che ha accesso alla tecnologia si dedica alle app di games.

“Passare il tempo” è l’essenza di internet

La grande maggioranza delle 25 migliori applicazioni in termini di ricavi, sia in Google che negli app store di Apple, sono – appunto – giochi (ed entrambe le aziende hanno annunciato nuovi servizi di gioco a pagamento quest’anno).

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Tencent è diventato uno dei giganti cinesi di internet a causa dei giochi.

Facebook è cresciuta fino a diventare la sesta azienda più preziosa al mondo, dando alle persone un posto in cui “passare il tempo”.

Se YouTube ne è la porta d’accesso, le nuove applicazioni in più rapida crescita degli ultimi anni sono state tutte finalizzate al passatempo: Fortnite, WhatsApp, Instagram, Snapchat.

TikTok, piattaforma video della durata di 15 secondi, è un passatempo nella sua essenza, fatto da ragazzini annoiati che hanno trovato un vasto pubblico facendo cose per divertimento.

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Video, Video, Video

Il formato dominante in questi paesi emergenti è il video.

A causa di una alfabetizzazione non capillare, la maggior parte delle persone preferisce postare un video a condividere un testo scritto. Dall’altra parte, chi riceve il messaggio può facilmente vederlo senza dover capire ciò che legge.

La combinazione video+smartphone ha dato poi largo accesso ai siti come Porn-Hub, che infatti registrano una crescita esponenziale in alcuni Paesi entrati nelle statistiche recentemente grazie alla diffusione dei servizi mobile.

All’abitudine di guardare video si è anche accompagnato l’uso massiccio di messaggi e ricerche vocali. In India ormai la ricerca vocale ha raggiunto quella testuale, costringendo gli sviluppatori locali a ripensare tutte le applicazioni in questa ottica.

Dove sono i Google e i Facebook indiani?

Il problema più grosso in questi paesi appare la monetizzazione. Se nel ricco Occidente un sistema gratis supportato da Ads ha creato giganti come Google e Facebook, lo stesso non si può dire nei paesi in via di sviluppo.

Un utente di Facebook in Nord America genera ricavi 12 volte più alti di uno in Asia ma quasi il 90% della crescita di Facebook nei prossimi quattro anni dovrebbe provenire dal Sud-Est asiatico, dall’America Latina, dal Medio Oriente e dall’Africa.

Si tratta però di un mercato completamente diverso, con un sistema di accesso al credito e alla disponibilità economica da cui gran parte della popolazione rimane esclusa, non esercitando potere d’acquisto e non influenzando il mercato dell’advertising.

I vari player stanno quindi provando sistemi differenti, con piccoli investimenti su larga scala.

Dai ringtones ai salvaschermi personalizzati, da pacchetti di accesso a musica e video o giochi, le compagnie stanno sperimentando modelli prima impensabili. Questa operazione richiede non solo i mezzi per investire ma anche una profonda conoscenza della cultura con cui si vuole entrare in contatto.

Questa “prima ondata” di uso sarà seguita da una seconda ormai matura per i servizi di eCommerce; le aziende sperimenteranno allora il vero vantaggio.

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I processi inarrestabili che si muovono nel web

La seconda ondata di Internet nei paesi in via di sviluppo o nella aree meno sviluppate di grandi realtà come Cina ed India sarà dirompente e di enorme impatto. Sociale, culturale, economico e politico.

Non possiamo guardare al gaming online o al trascorrere il tempo spulciando playlist video come un qualcosa di negativo, anche perché molto (quasi tutto?) dell’internet Occidentale è passatempo. Dovremmo concepirlo come una pietra fondamentale di un bisogno umano, quello di comunicare.

Zone isolate, persone ghettizzate, lavoratori spesso in condizioni a dir poco difficili avranno accesso a questo diritto fondamentale. Le incognite sono molte, ma il processo è in moto ed inarrestabile.





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